Un piccolo passo per un uomo… 50 anni fa – Apollo 11

IL 20 luglio 1969, alle ore 20.17 UTC, l’astronauta Neil Armstrong scese dal modulo Aquila e toccò il suolo lunare. Per la prima volta nella storia un essere umano aveva raggiunto e toccato un altro corpo celeste. Un piccolo passo per un uomo che in realrà è la più grande impresa compiuta finora dall’Umanità.

Il programma Apollo

Nel 1957 l’Unione Sovietica sorpassò gli Stati Uniti d’America mettendo in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1. Il ritardo degli USA aumentò notevolmente il 12 aprile 1961, quando furono nuovamente battuti dall’URSS che lanciò con successo la capsula Vostok 1. A bordo vi era Jurij Gagarin, che così divenne il primo uomo a orbitare intorno alla Terra. Ma non finisce qui, perché anche la prima donna nello spazio fu un primato sovietico: Valentina Vladimirovna Tereškova raggiunse l’orbita con successo nel 1963.

Gli Stati Uniti si resero conto di stare perdendo la Guerra Fredda per quanto riguardava la corsa allo spazio, così il presidente John Fitzgerald Kennedy tenne un discorso al Congresso il 25 maggio 1961 che è entrato nella storia. Nel discorso, diventato famoso con il titolo abbiamo deciso di andare sulla Luna, il presidente Kennedy elencò tutti i motivi per cui gli Stati Uniti avrebbero dovuto assolutamente battere l’Unione Sovietica nella conquista della successiva frontiera, ossia la Luna. Diede anche come termine temporale la fine del decennio. Il termine sarà rispettato per un soffio, infatti mancavano appena 5 mesi al 1970 quando lo sbarco dell’Apollo 11 avvenne.

Kennedy fu assassinato a Dallas il 22 novembre 1963 nel celeberrimo attentato di cui tutti abbiamo visto il tragico video. Non poté mai vedere realizzarsi il suo sogno, ossia assistere allo sbarco di un americano sulla Luna prima della fine degli anni ’60 e prima che lo facesse un sovietico.

Il programma Apollo

Decisi a recuperare il ritardo con l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti avviarono un ambizioso programma spaziale chiamato Apollo, diretto e sviluppato dall’agenzia NASA.

Il programma Apollo iniziò ufficialmente nel 1961 e terminò nel 1975, riuscendo nell’impresa di portare ben quattordici americani sul suolo lunare. Per poter conseguire questo obbiettivo la NASA mise in azione le sue migliori risorse, facendo fruttare le conoscenze acquisite nei precedenti programmi spaziali Mercury e Gemini.

Le difficoltà colossali del progetto, probabilmente sottovalutate all’inizio, divennero evidenti durante la cosiddetta missione Apollo 1, che finì in tragedia. Dopo i primi tre lanci senza equipaggio, i tre astronauti V. I. Grissom, E.H. White e R.B. Chaffee moririno il 27 gennaio 1967 in un incendio divampato nella capsula durante una prova di addestramento a terra. Questa tragedia portò a un rallentamento del programma per riprogettare completamente la capsula e renderla più sicura.

Il modulo di comando/servizio in orbita lunare (la parte abitatile era il cono lucente nella parte anteriore)

La missione senza equipaggio Apollo 6, lanciata nell’aprile del 1968, fu il prima prova del gigantesco vettore Saturn V nella sua forma completa. Precedentemente infatti erano state provare solo singole parti del missile.

La prima missione con equipaggio fu la Apollo 7, lanciata nell’ottobre del 1968.

Durante la missione Apollo 8 (dicembre 1968) il modulo di comando servizio (a sinistra) raggiunge la Luna e compì dieci orbite intono al satellite, prima di tornare con successo sulla Terra.

Arriviamo al marzo 1969. Durante l’Apollo 9 fu provata per la prima volta la complessa manovra di aggancio a modulo lunare (chiamato LEM), che viene lanciato dietro al modulo di comando. Per poterlo mettere in opera, il modulo di comando deve girarsi di 180°, agganciare il modulo lunare ed estrarlo dal suo alloggiamento nel terzo stadio del Saturn V. Questa manovra è forse la più pericolosa di tutto il programma Apollo.

L’Apollo 10, nel maggio 1969, fu una prova completa di allunaggio. Gli astronauti Thomas Stafford e Eugene Cernan sganciarono il LEM e scesero fino a 16 chilometri dal suolo lunare, prima di risalire e tornare nel modulo di comando.

Arriviamo finalmente alla fatidica data del 20 luglio 1969.

La missione Apollo 11

Il 16 luglio 1969 l’Apollo 11, con a bordo gli astronauti Edward Eugene Aldrin (detto “Buzz”), Neil Armstrong e Michael Collins fu lanciata.

Una volta raggiunta l’orbita lunare, Armostrong e Aldrin si trasferirono nel LEM e lo sganciarono dal modulo di comando. Collins rimase in orbita lunare per gestire le comunicazioni con il centro di comando di Huston, in Texas.

Il modulo lunare (LEM) dell’Apollo 11, fotografato dagli astronauti dopo lo sbarco

Il 20 luglio il LEM toccò il suolo lunare nell’area chiamata Mare della Tranquillità, sancendo di fatto il sorpasso degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica, nonché la vittoria della corsa allo spazio. Non mancarono i problemi tecnici, infatti a causa di un errore nel sistema di navigazione Armstrong fu costretto a scendere manualmente, “allunando” a parecchi chilometri dal punto prefissato.

Neil Armstrong, in qualità di comandante della missione, fu il primo a uscire dalla capsula. Proprio mentre scendeva dall’ultimo gradino della scala pronunciò la sua famosa frase “a small step for a man, a giant leap for mankind“, che in italiano si può tradurre come “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. Diciannove minuti dopo scese dall’Aquila anche Aldrin.

La loro “passeggiata” lunare durò poco più di due ore, durante le quali piantono la bandiera degli Stati Uniti, scattarono centinaia di fotografie e raccolsero 21,5 kg di campioni geologici che riportarono sulla Terra. Inoltre posizionarono uno speciale specchio progettato per riflettere indietro la luce laser inviata dalla Terra, con lo scopo di misurare esattamente la distanza tra il nostro pianeta e il satellite al millimetro.

Rientrati a bordo, i due lasciarono la Luna grazie al propulsore posto sotto l’abitacolo della capsula. Il lancio comportava l’abbandono sulla Luna delle zampe del modulo. Riuniti al modulo di comando e tornati a bordo, il modulo lunare fu abbandonato e precipitò sulla Luna.

Il viaggio si concluse con il rientro della capsula nell’atmosfera terrestre, che ammarò nell’Oceano Pacifico il 24 luglio. I tre astronauti, una volta rispescati dalla portaerei americana USS Hornet, furono accolti con tutti gli onori dal presidente Nixon che si trovava a bordo della nave.

Le missioni successive

L’Apollo 11 non fu l’unica missione lunare della storia, infatti la NASA inviò un totale di quattordini astronauti sulla Luna tra il 1969 e il 1972. Per la precisione le missioni Apollo 12, Apollo 14, Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17 scesero in diverse aree del nostro satellite e permisero la raccolta di una grande quantità di campioni geologici e dati scientifici.

Celebre è il caso della missione Apollo 13 del 1970, durante la quale si verificò un guasto catastrofico a borso del modulo di servizio durante il viaggio verso la Luna. A causa dei danni riportati fu necessario annullare l’allunaggio e riprogrammare completamente la missione, nel tentativo disperato di riportare a casa i tre astronauti. Dopo un giro completo intorno la Luna e usando il LEM come scialuppa di salvataggio, l’equipaggio riuscì a tornare sano e salvo sulla Terra. Il miracolo fu possibile soltanto grazie alla grande capacità e determinazione sia degli astronauti che del peronale NASA di terra, che li guidò in tutte le fasi del salvataggio.

Nonostante l’incidente, l’Apollo 13 detiene il record di distanza per un volo umano: durante il giro intorno alla Luna la navicella ha raggiunto la distanza di 400.171 chilometri dalla Terra. Nessun altro essere umano è più andato così lotano. Questa storia avvincente è narrata nel celebre film Apollo 13 del 1995, diretto da Ron Howard e interpretato dall’attore Tom Hanks.

La sconfitta dell’Unione Sovietica

Dal canto suo, l’Unione Sovietica fu sconfitta su tutta la linea in modo catastrofico. Sebbene avesse un notevole vantaggio, gli Stati Uniti riuscirono a colmare tutta la differenza tecnologica e scientifica in pochi anni, conducendo una rimonta strabiliante. L’URSS invece, pur patendo da una posizione molto più avanzata, non riuscì nemmeno una volta a lanciare con successo il missile, l’N1. Il vettorie sovietico esplodeva a ogni lancio di prova e l’ente spaziale non riuscì a perfezionalo in tempo da battere i concorrenti americani. Bisogna dire che la NASA aveva dalla sua parte il genio missilistico Wernher von Bruan, che sicuramente fece la differenza.

I sovietici comunque riuscirono ad acculumare dei primati lunari, è sovietica infatti la prima fotografia scattata al lato nasconto della Luna, come lo era la prima sonda a scendere sulla superficie del nostro satellite: la Luna 2.

Il vettore Saturn V

Il Saturn V della missione Apollo 17 pronto al lancio, nel dicembre del 1972

La Luna dista dalla Terra 384 milioni di chilometri (in media, la distanza varia nel corso del moto di rivoluzione intorno alla Terra dato che l’orbita è ellittica), e per raggiungerla è necessario anche vincere l’attrazione gravitazionale terrestre. Serve quindi una forza colossale, grande quanto il vettore Saturn V.

Il missile che aveva il compito di portare in orbita tutto il materiale per la missione era alto 110 metri e a pieno carico e pesava ben 3000 tonnellate, in pratica era come far volare un palazzo di circa 30 piani. Si tratta tutt’ora del più grande oggetto mai fatto volare.

Questo vettore poteva trasportare ben 140 tonnellate di carico utile, un record tutt’ora imbattuto dato che a 47 anni dal suo ultimo volo non esiste niente di neanche lontanamente paragonabile sia come dimensioni che come capacità di carico. Questo miracolo fu possibile solo grazie all’incredibile quantità di risorse messe in campo dalla NASA, compreso il gruppo di ingegneri aerospaziali guidato da Wernher von Bruan. Il suo genio era stato precedentemente sfruttato dalla germania nazista per sviluppare armi come le celebri V2, di fatto sprecandolo per seminare morte e distruzione.

I dubbi e le bufale sull’allunaggio

Sembra assurdo, ma c’è un nutrito gruppo di persone pronte a negare che l’Apollo 11 sia mai avvenuta, preferendo considerare il tutto come una messinscena.

Esistono molte versioni di tale teoria del complotto, ma tutte partono dall’idea che l’allunaggio non è mai avvenuto e che nessuno sia in realtà sceso sulla Luna. Le immagini, sia filmati che fotografie, sarebbero state prodotte in uno studio per ingannare il mondo. Lo scopo di un simile piano non è stato chiarito in modo convicente dai teorici delle cospirazioni, probabilmente gli Stati Uniti dovrebbero aver messo su l’inganno per vincere a tutti i costi la corsa allo spazio pur non riuscendo a raggiungere la Luna.

In realtà questa teoria bislacca ha un enorme punto debole chiamato Unione Sovietica. L’URSS infatti era in gara contro gli Stati Uniti per la conquista della Luna, che era parte della famosa Guerra Fredda. Se gli americani avessero finto di raggiungere il satellite, certamente i russi non sarebbero stati a guardare e avrebbero svelato al mondo l’inganno, non avrebbero certo incassato la sconfitta così facilmente.

Invece l’Unione Sovietica si limitò a prendere atto della superiorità americana nella tecnologia spaziale. Se ci fossero stati sospetti sulla missione Apollo certamente il governo sovietico non avrebbe taciuto per 50 anni.

Inoltre al programma Apollo hanno partecipato circa mezzo milione di parsone, tra astronauti, tecnici e impiegati della NASA. In 50 anni nessuno ha mai rivelato nulla, nemmeno come confidenza o nemmeno sul letto di morte; nemmeno mentre era ubriaco. Questo è semplicemente impossibile: è impossibile che un segreto che coinvolge 500.000 persone resti tale per 50 anni.

Per un approfondimento sulle teorie complottiste sull’allunaggio rimando a questo sito web curato dall’ottimo Paolo Attivissimo, il quale ha studiato ogni singola teoria e l’ha smontata con dati incontrovertibili. Leggere questo materiale è molto utile anche per capire come difendersi dalle teorie “alternative”, che sono spesso cialtronate a scopo di lucro.

Trovo molto triste che ci siano delle persone le quali mettono in dubbio quella che è soltanto la più grande impresa compiuta dll’umanità. Anzi, è semplicemente inaccettabile che ciò avvenga.

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Ivan Berdini

Naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.