Ci possiamo davvero fidare dei media?

Quanto ci fidiamo dei media e di quello che raccontano quotidianamente? Parecchio, ma si tratta di una fiducia ben riposta? Ho paura di no.

By Sollok29 – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48347054

Non ci pensiamo molto, ma di fatto dipendiamo dai media che hanno un potere enorme sulla nostra società, perché sono di fatto la finistra attraverso cui guardiamo il resto del mondo.

Ma cosa accadrebbe se l’informazione fosse alterata o non affidabile? Lo scopo di questo articolo diverso dal solito è quello di ispirare la riflessione proprio su questo punto, attraverso un elenco di parole che i media usano malissimo. Quando non sono addirittura inventate di sana pianta.

Categoria Scienza

Bomba d’acqua

I media usano molto questa espressione per riferirsi ad acquazzoni violenti e improvvisi, che possono provocare allagamenti. Questo termine non esiste fuori dal linguaggio giornalistico, tanto che il dizionario Treccani definisce “bomba d’acqua” come “nubifragio nel linguaggio giornalistico”, nella categoria “neologismi”. Tale terminologia viene usata per far sembrare apocalittica la notizia e attirare quindi più lettori/spettatori, addirittura non se ne trova traccia prima degli anni 2000.

Burian

Qui siamo di fronte a una parola praticamente neonata, dato che è comparsa nel febbraio 2018. In quel periodo infatti un’ondata di freddo intensa portò neve alle basse quote in tutta l’Italia, provocando anche danni ingenti.

Qualcuno pensò bene di fondere le parole buran (un gelido vento russo) e buriana (che indica un temporale di breve durata o un gran trambusto), creando un neologismo che in realtà si presenta del tutto privo di significato: un fenomeno meteorologico di nome “burian” semplicemente non esiste.

Tempo e clima

Spesso capita di sentire nelle previsioni meteo espressioni come “domani il tempo sarà…” oppure “domani il clima sarà…”, eppure solo la prima è corretta. Il tempo infatti è l’insieme delle condizioni atmosferiche di un certo luogo in un certo momento, il clima invece è l’insieme delle condizioni meteorologiche di un’area in un periodo di tempo non inferiore a 30 anni.

Ne consegue che sono due cose diverse, seppur legate e quindi i due termini non possono essere usati come sinonimi.

Nitrogeno

La parola “nitrogeno” non è propriamente un errore, perché si tratta di un termine arcaico non più in uso. Tuttavia la sua presenza indica un testo tradotto in maniera approssimativa dall’inglese o dal francese, in quanto il nome corrente dell’elemento chimico è azoto e non nitrogeno (simbolo chimico N, la latino nitrogenium).

Questa parola si può quindi usare come un indicatore di una traduzione approssimativa o di scarsa qualità, quindi è legettimo porsi dubbi sul suo intero contenuto.

Chimico come “nocivo”

Sembra esistere una sorta di odio per la parola “chimica”, che viene comunemente utilizzata come sinonimo di “nocivo” o pericoloso. Spesso il termine è contrapposto a “naturale”, che invece viene utilizzato per far intendere che un qualcosa sia sicuro e benefico.

In realtà la chimica è solo la scienza che studia la materia e le sue interazioni, non una fabbrica di veleni. Il DNA o le proteine che compongono i nostri corpi sono “sostenze chimiche”, così come tutta la materia dell’universo. Una sostanza sintetica non è necessariamene pericolosa, ma è pericoloso invece credere che una sostanza “naturale” sia benefica e innocua: la tossina botulinica è la cosa più tossica presente sulla Terra ed è perfettamente naturale, così come sono naturali il petrolio o i metalli radioattivi che tanto ci spaventano. Questi ultimi tre sono esempi di sostanze chimiche “naturali” ma pericolosalmente letali.

Aberrazioni linguistiche

Weekend

In questo caso si tratta in realtà di una parola sola che voglio usare come esempio di un fenomeno preoccupante quanto assurdo: l’abnorme proliferazione di inglesismi. Perché vengono utilizzati termini in inglese al posto di corrispettivi in italiano che sono di uso come e non desueti?

Per esempio, in italiano si dovrebbe dire “fine settimana” e non “weekend”. Ma lo stesso si potrebbe dire delle parole device (dispositivo), producer (produttore), feature (caratteristica), competitor (concorrente), ecc. Potrei continuare a oltranza. Questo eccesso di inglesismi sta impoverendo la nostra lingua e forse dovremmo comiciare a preoccuparci di trovare un modo per salvarla.

Possiamo trovare due ottimi esempi di pessima traduzione (nonché di pessimo giornalismo) qui e qui.

TAV

Ultimamente il dibattito su questa grande opera è feroce. Non voglio entrare nel merito del dibattito, ma solo segnalare una questione linguistica: TAV è un acronimo e sta per Treno ad Alta Velocità; ne consegue che la dicitura corretta sia “il TAV”, come dire “il Treno ad Alta Velocità”.

Allora perché molti politici e giornalisti si ostinano a dire “la TAV”, che sarebbe come dire “la Treno ad Alta Velocità”? Probabilmente ci troviamo di fronte a un caso di scarso approfondimento: pochissimi di quelli che usano l’acronimo TAV sanno in realtà cosa significhi, con il risultato esilarante che possiamo notare.

Categoria politica

Sebbene su questo sito la politica si bandita, non credo sia un male citare alcune definizioni che vengono utilizzate in un modo assolutamente errato, sia dai media che dai politici di ogni colore.

Bankitalia

Iniziamo con una nota di puntiglio: spesso i giornalisti utilizzano il termine “Bankitalia” per indicare la Banca d’Italia, cioè la banca centrale della Repubblica Italiana che è parte della Banca Centrale Europea (BCE). La banca centrale è l’organo di uno stato che emette la sua valuta e vigila sul corretto funzionamento del sistema bancario.

Non si comprende quale sia la necessità di utilizzare un nomignolo come Bankitalia quando il nome dell’istituto è Banca d’Italia, che non è particolarmente difficile da pronunciare o da ricordare. Addirittura l’uso di questo nomignolo ha alimentato nel tempo una serie di curiose quanto assurde bufale, secondo le qualo la Banca d’Italia sarebbe un istituto privato che ruba il denaro degli italiani.

Governatore

Con questa parola iniziamo ad addentrarci nell’assurdo vero e proprio, per non dire nell’ignoranza. I giornalsiti sovente utilizzando la parola “governatore” per indicare la massima autorità di una regione, per esempio “governare del Lazio”, “governatore della Sardegna” o ancora “governatore della Lombardia”. Peccato che in Italia non esista alcuna carica chiamata così, perché quello che i giornali chiamato “governatore” è in realtà il Presidente della Giunta Regionale.

Il dizionario Treccani spiega bene cosa sia un governatore, tuttavia la tendenza dei media a usare questa deriva probabilmente dai governatori degli stati americani. Negli Stati Uniti d’America si dice infatti “Governatore della California” o “Governatore delle Hawaii”, per indicare la massima carica di uno stato della federazione, ma è proprio questo il problema!

Gli USA sono una federazione di stati paragonabile all’Unione Europea, in fondo non sono diversi da un ente sovranazionale, e quindi un singolo stato come la California è paragonabile all’Italia o alla Germania. Ciò significa che il governatore non andrebbe paragonato con il presidente della regione, ma forse con quello del Consiglio dei Ministri, in quanto la nostra non è una repubblica federale e le regioni non sono stati ma solo enti amministrativi locali.

Premier

Quella di premier è un’altra carica che in realtà non esiste affatto. Con questa parola i giornalisti e i politici indicano la massima carica dell’esecutivo, il cosiddetto “governo”. Peccato che la massima carica esecutiva italiana si chiami Presidente del Consiglio dei Ministri e non “premier”, che è una carica differente e non presente nell’ordinamento italiano. La nostra Costituzione non presenta in nessun punto tale termine.

Il premier in realtà è la massima carica esecutiva negli stati dove vige il premierato, una forma di governo in cui il capo dell’esecutivo è eletto direttamente. In Italia non è affatto così, dato che il Presidente del Consiglio non viene eletto dal popolo, ma nominato dal Presidente della Repubblica; il presidente in pectore chiede poi la fiducia delle camere, queste elette dal popolo.

E non è una cosa recente, dato che questa procedura è stabilita dalla Costituzione repubblicana in vigore dal 1946. Ne consegue che, non esistendo il “premier” italiano, non esiste nemmeno la figura del “vice-premier” che attualmente sembra andare tanto di moda.

Impeachment

Negli ultimi anni questa parola è stata brandita un po’ come un martello ed è rimbalzata spesso tra giornalisti e politici. Si usa di solito per indicare la messa sotto inchiesta di un’alta carica dello stato come il Presidente della Repubblica, più raramente riferita al Presidente del Consiglio o a un ministro.

Il problema è che questo termine è stato importato dagli Stati Uniti e indica una particolare procedura d’inchiesta cui viene sottosposto il Presidente. Nella Costituzione italiana questa parola non è presente, si trova una procedura analoga per il Presidente della Repubblica che però è chiamata messa in stato d’accusa, e che si svolge in modo completamente diverso dall’impeachment statunitense.

Conclusioni

Arrivato a questo punto mi rivolgo a te, caro lettore. Ti chiederai il motivo per cui abbia redatto questo elenco puntiglioso di parole e di significati, vero?

Ebbene, lo scopo è in realtà piuttosto semplice: voglio farti riflettere. Questo articolo contiene solo una piccola selezione delle parole usate a sproposito dai media. Questa tendenza è molto grave perché così facendo viene data ai cittadini una visione della realtà distorta e alterata, che non corrisponde ai fatti. Se non hai mai notato le parole e i concetti errati di cui sopra, riesci a immaginare quante altre volte i media ti hanno ingannato senza che te ne accorgessi?

Ecco due esempi concreti di storie inventate dai giornalisti che nel mondo reale non sono mai esistite, anzi hanno iniziato a circolare dopo che i media ne hanno parlato: blue whale challenge e momo challenge.

Ritengo che questo sia un fenomeno inquietante e pericoloso, ecco perché vorrei invitarti a riflettere sulla qualità dei media, sia tradizionali che online.

Come possiamo prendere decisioni importanti, anche politiche, se non riusciamo più a distinguere il vero dal falso?

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Ivan Berdini

Naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.