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Settantesimo anniversario della Repubblica Italiana

by Ivan Berdini on

Quella di quest’anno è una Festa della Repubblica un po’ particolare, perché si celebra il settantesimo anniversario del referendum che scelse la forma dello Stato.

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Stemma della Repubblica Italiana

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la situazione italiana era drammatica: l’Italia era stata dominata per 21 anni dai fascisti di Benito Mussolini, che l’avevano anche trascinata in devastante conflitto durato dal 10 giugno 1940 al 25 aprile 1945.

Con la fine del fascismo, dopo il termine della guerra, fu indetto un referendum per scegliere la forma da dare alla nuova Italia. Tale referendum si svolse il 2 e il 3 giugno del 1946 e fu la prima votazione con suffragio universale della storia d’Italia, infatti fino a qual momento era permesso votare solo ai cittadini italiani maschi. Durante la stessa tornata elettorale i cittadini scelsero anche la composizione dell’Assemblea Costituente, che aveva anche il difficile compito di traghettare l’Italia fuori da 21 anni di fascismo.

Furono chiamati alle urne 23.437.207 cittadini italiani e 12.717.923 scelsero la forma repubblicana, ossia il 54,3% delle preferenze. Fu un risultato abbastanza a sorpresa, dato che la forma monarchica era data per favorita fin dall’inizio. E’ interessante notare che la gran parte delle preferenze repubblicane si registrò nel nord, mentre il sud fu prevalentemente monarchico. Secondo alcuni questa differenza abbastanza netta è da ricondurre agli ultimi anni di guerra: il nord fu sottoposto a occupazione nazista, sotto la facciata dello “stato fantoccio” chiamato Repubblica Sociale Italiana, meglio noto come “Repubblica di Salò”; il sud invece rimase amministrato dal Regno d’Italia e dal goveno nominato da re Vittorio Emanuele III dopo la deposizione di Mussolini, anche se sotto il controllo degli Alleati. Inoltre bisogna considerare il fatto che la monarchia era considerata responsabile del regime fascista e della guerra, dato che fu proprio Vittorio Emanuele III a dare a Mussolini l’incarico di governo più di 20 anni prima.

All’epoca del referendum il re era Umberto II, figlio di Vittorio Emanuele III e leggittimo erede al trono. Divenne sovrano quando il padre abdicò a suo favore il 9 maggio 1946 e restò in carica fino al 18 giugno 1946, quando andò in esilio volontario in seguito alla perdita del suo titolo dopo il risultato del referendum. Il suo regno durò circa un mese e per questo è chiamato anche “re di maggio”. L’ultimo re d’Italia fu probabilmente saggio ad andare via, perché si erano creati degli attriti tra repubblicani e monarchici che erano sfociati in alcune vittime a Napoli e quindi era concreto il rischio di una guerra civile.

L’Assemblea Costituente si riunì il 25 giugno dello stesso anno e assuse il ruolo del Parlamento fino al 1 gennaio 1948, data in cui entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana redatta dalla stessa asseblea nel corso di un anno e mezzo.

Curiosità: la XIII disposizione trasitoria finale della costituzione repubblicana vietava il rientro in Italia dei discendeti maschi della famiglia Savoia e delle relative consorti, in pratica impediva l’ingresso nel paese agli eredi al trono d’Italia. Inoltre assegnava alla neonata Repubblica la proprietà di tutti i beni materiali posseduti dalla famiglia Savoia all’interno del territorio nazionale. Il divieto di ingresso e di soggiorno fu cancellato da una modifica della Costituzione approvata nel 2002.  Inoltre la XIV disposizione transitoria finale sopprime tutti i titoli nobiliari, consentendo di mantenere come parte del cognome solo quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, e quindi esistenti prima del fascismo.

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Written by: Ivan Berdini

Naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.