Album di Famiglia – Orrorin e Ardipithecus

by Ivan Berdini on

Eccoci arrivati finalmente ai capostipiti della linea evolutiva che ha dato i natali alla nostra specie!

Ardi

Di T. Michael Keesey – Zanclean skullUploaded by FunkMonk, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8541387

Da questo articolo in poi usciremo dal campo della Primatologia, ossia la scienza che si occupa dei Primati, per avventurarci in quello della Paleoantropologia, cioè la branca dell’Antropologia che si occupa dello studio dei resti fossili dei nostri antenati. Va detto che è molto difficile intraprendere questi studi per via della scarsità di reperti fossili a diposizione e per la difficoltà di risalire alle abitudini delle specie Ominidi fossili. Esiste un’enorme quantità di dati disponibili sull’evoluzione di molte altre specie, perché i relativi fossili sono molto più comuni. Per esempio è stato possibile ricostruire l’evoluzione dei cavalli (Equus domesticus) dall’Eocene (56 milioni di anni fa) fino a oggi perché è notevolmente più facile ritrovare dei fossili di equini: scavando in certe zone d’Italia si possono trovare scheletri di cavallo quasi interi. Lo stesso discorso vale per moltissimi altri animali, come Covini, Cervidi, Elefantidi, Camelidi e altro, ma non per gli ominidi che invece sono estremamente rari.

Orrorin

Di Lucius da it, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3437153

Iniziamo con le ossa in figura: sebbene siano solo frammentarie e non sia stato ritrovato un cranio, esse sono reperti importantissimi perché appartengono al primo Primate in assoluto (almeno in base alle attuali conoscenze) ad aver sperimentato il bipedalismo, ossia la locomozione tipica della nostra specie e unica fra i Primati viventi. Questa specie, chiamata Orrorin tugenensis (della quale si può vedere una riscotruzione sempre in figura), è stata scoperta nel 2001 e purtroppo sono stati ritrovati solo pochi esemplari, quindi le informazioni sono abbastanza scarse. Secondo i paleontropologi questo Orrorin fa parte della linea evolutiva del genere Homo (il nostro) perché ha dei canini piccoli, ma la caratteristica più importante della specie sono i femori, i quali somigliano molto a quelli umani. Questo significa che anche le ossa coxali (le due ossa simmetriche che costituiscono il bacino insieme al sacro) dovevano essere simili alle nostre e che quindi questa scimmia doveva essere capace di bipedalismo.I reperti risalgono a sei milioni di anni fa (epoca Miocene) e sono stati trovati in Africa, in un’area del Kenya che all’epoca di questi Ominidi era ricoperta di grandi foreste. È quindi molto probabile che Orrorin tugenensis fosse anche un abile arrampicatore, visto l’habitat forestale in cui prosperava. Data la scarsità dei resti, purtroppo si da ben poco sulle sue abitudini di vita, come per esempio la sua dieta la struttura sociale dei gruppi in cui viveva, a dire il vero non è nemmeno certo che vivesse in gruppi. Tuttavia non tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che questa specie sia il capostipite della linea evolutiva del genere Homo: per alcuni potrebbe essere una linea evolutiva oggi scomparsa che ha casualmente evoluto la locomozione bipede in modo del tutto autonomo e indipendente.

Ardipithecus

Fra il 1992 e il 1994 il sito di Aramis (Etiopia) ha restituito vari resti (mandibila, parti di scheletro post craniale e denti) di una nuova specie di ominide. I sedimenti vulcanici in cui giacevano i resti sono stati datati per mezzo della datazione radiometrica (uno dei metodi più precisi disponibili) e si è scoperto che risalivano a 4,4 milioni di anni fa (Pliocene). Quindi quelli si rivelarono i più antichi resti di ominide rinvenuti finora e furono classificati nel genere Australopithecus (del quale parleremo nel prossimo articolo).
Tuttavia lo studio dei reperti ha messo in luce che la loro morfologia è molto più primitiva di quella di Australopithecus, così è stato istituito un nuovo genere Ardipithecus (vedi immagine d’apertura).

Lo studio approfondito dei fossili portò a una conclusione soprendente: Ardipithecus ramidus è l’ultimo antenato comune fra Homo sapiens e antropomorfe africane (gorilla e scimpanzé), ciò significa che da questa specie hanno avuto origine le linee evolutive che hanno portato a noi e alle antropomorfe africane.

In base a recenti studi (2009) l’Ardipithecus doveva essere alto circa centoventi centimetri per cinquanta chilogrammi di peso circa. L’analisi dei denti ha dimostrato una certa somiglianza con gli odierni scimpanzé (genere Pan), quindi la loro dieta doveva essere onnivora. Purtroppo anche i reperti di Ardipithecus ramidus sono molto scarsi e si possono ricavare pochi dati sulla specie. Ma anche se limitate, le informazioni ottenute sono state fondamentali per ricostruire gli albori della linea evolutiva che ha portato all’Homo sapiens.

Nel prossimo articolo ci incammineremo finalmente sulla nostra linea evolutiva e faremo la conoscenza di altre scimmie africane: il gruppo delle Australopitecine.

Written by: Ivan Berdini

Naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.