Album di Famiglia – Gli Ominoidei

Siamo quasi arrivati ai nostri antenati: oggi ci occuperemo delle scimmie Antropomorfe che, come dice il nome, sono “a forma d’uomo”, ossia sono le più vicine alla nostra specie. Esse fanno sempre parte del parvordine delle catarrine o scimmie del Vecchio Mondo.

Noi e le scimmie antropomorfe facciamo parte della superfamiglia Hominoidea. Tutti i generi della superfamiglia, tranne Homo e Gorilla, sono arboricoli, mentre sono tutti onnivori: ossia hanno una dieta molto varia e non specializzata (in pratica, mangiano praticamente tutto ciò che è commestibile), anche se i gorilla tendono a essere più erbivori.

Di © Manuel González Olaechea y Franco – Zoo Aquarium de Madrid, Spain, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1967158

Sono anche molto simili a noi sia nell’aspetto che nel comportamento e a volte la loro somiglianza è stupefacente, quasi inquietante. Bisogna dire però che questo albero filogenetico non è accettato da tutti i primatologi, secondo alcuni gli oranghi e i gibboni andrebbero classificati in un gruppo a sé stante per via della loro locomozione tipica e diversa da quella degli Ominidi.

Le scimmie antropomorfe si possono trovare in Asia e in Africa, i continenti di cui sono originari. Solo l’Homo sapiens si è diffuso sul resto del pianeta, arrivando a colonizzare continenti irraggiungibili per le altre antropomorfe grazie alle sue capacità uniche nel regno Animalia. Come detto prima, Homo e Gorilla non sono arboricoli ma si sono evoluti da specie arboricole; il Gorilla ha progressivamente abbandonato la vita arboricola per via della sua mole, ma ha mantenuto la capacità di arrampicarsi sugli alberi di dimensioni adatte; la nostra specie, invece, deriva da un arboricolo ma ha perso la capacità di arrampicarsi sugli alberi quando il suo ambiente è mutato da foresta a savana, perché quella capacità era diventata superflua dovendosi adattare alla vita terricola. Le scimmie antropomorfe sono divise in due famiglie: Ilobatidi e Ominidi. La tassonomia della superfamiglia Hominoidea è stata modificata molte volte ed è spesso soggetta a revisione, quella presentata nell’articolo è la più aggiornata alla data di stesura dell’articolo. Vediamo i membri più rappresentativi degli Ilobatidi.

Hylobates

Di de:User:Matthias Trautsch – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=169968

Il genere Hylobates, meglio noto come gibbone, comprende sei specie distribuite in tutto il Sud-Est Asiatico. Il peso varia tra i quattro ai sette chilogrammi; la loro colorazione è piuttosto varia (come si può vedere in foto) e il dimorfismo sessuale è scarso, infatti è molto difficile distinguere esteriormente il maschio dalla femmina. I gibboni sono diurni e arboricoli, si muovono sugli alberi con un tipo di locomozione chiamato “brachiazione”, cioè la forza propulsiva per gli spostamenti è data dalle braccia, che sono molto più lunghe delle gambe e sono usate per procedere appendendosi ai rami. Sono onnivori e si nutrono di foglie, frutti, uova e piccoli animali. Hanno un complesso linguaggio basato su un’ampia varità di vocalizzi che spesso identificano la singola specie o addirittura il sesso dell’esemplare. A volte capita che delle coppie di gibboni intonino dei veri e proprio duetti.

 Symphalangus syndactylus

Di Mark Pellegrini – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=529879

Il siamango è molto simile al gibbone, tanto che fino a pochi decenni fa era classificato nello stesso genere Hylobates. Attualmente è classificato in un genere apposito (Symphalangus) per via della sua evidente diversità coi gibboni propriamente detti. Questa è la specie più grande fra gli Ilobatidi, coi sui venti chilogrammi di peso e il suo metro di altezza. Come i suoi parenti gibboni, anche il siamango si muove per brachiazione e le sue braccia sono molto sviluppate: a braccia aperte, la distanza misurata da dito a dito può raggiungere i due metri.
Il pelo è nero e morbido, ma le caratteristiche più curiose sono due:

  • La membrana che unisce il secondo e il terzo dito del piede, da cui deriva il nome della specie (syndactylus);
  • Il sacco laringeo (ben visibile in foto) che viene gonfiato e usato per amplificare i vocalizzi; come il gibbone, anche questa specie emette una grande quantità di suoni e può intonare dei veri e propri canti.

La dieta è molto simile a quella dei gibboni, con la differenza che il siamango tende a prediligere un po’ di più le foglie, ma non si mancare frutti,  uova e piccole prede.

Passiamo ora agli Ominidi che sono fra gli animali più intelligenti, ne è una prova la loro capacità di riconoscersi allo specchio: soltanto pochissime specie ne sono in grado (gli Ominidi, gli elefanti e alcuni cetacei Odontoceti) e viene considerata una capacità indice di sicura intelligenza.

Pongo

Di Eleifert – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3913620

L’orango è una scimmia asiatica e il suo aspetto e comportamento non lasciano dubbi sul fatto che la loro parentela con la nostra specie sia  piuttosto stretta. Tuttavia la presenza di caratteri simili a quelli degli Ilobatidi (gibboni e siamanghi) rende la loro classificazione piuttosto difficoltosa, tanto che secondo alcuni studiosi non dovrebbero essere elencati tra gli Ominidi ma fra gli Ilobatidi (è l’unico Ominide a muoversi per brachiazione, mentre questo modo di locomozione è tipico degli Ilobatidi). Probabilmente saranno necessarie indagini biomolecolari (studi sul DNA) per dipanare questa matassa e riuscire a classificare correttamente questo genere.

Esistono due specie:

  • quella  nella foto alcune righe sopra è l’orango del Borneo, Pongo pygmaeus;
  • l’altra è l’orango di Sumatra (Pongo abelii, nella foto poco più sotto), che si differenzia dall’altra specie per via della sua costituzione più slanciata e sottile, un pelo più lungo e più chiaro, una caratteristica “barba” visibile sia nei maschi che nelle femmine.

I maschi di entrambe le specie, dopo la maturità, sviluppano delle curiose escrescenze carnose sulle guance, usate per corteggiare le femmine e impressionare i maschi rivali. Hanno anche un sacco laringeo (simile a quella del siamango) che usano per amplificare i loro richiami. Possono superare i cento chilogrammi di peso e raggiungono un’altezza di un metro e settanta centimetri. Gli oranghi vivono sempre sugli alberi, muovendosi fra i rami rimanendo appesi per le braccia (brachiazione), che sono più lunghe delle gambe. I piedi non sono adatti alla locomozione a terra, quindi non scendono quasi mai dagli alberi. Di solito hanno abitudini diurne, ma l’orango del Borneo è attivo anche durante alcune ore notturne, mentre quello di Sumatra no; probabilmente perché sull’isola di Sumatra è presenta l’omonima tigre (Panthera tigris sumatrae). In ogni caso, però, gli oranghi usano trascorrere la notte in giacigli che si costruiscono sugli alberi usando le fronde. Stranamente, gli oranghi sono caratterizzati da scarsa socialità: vivono spesso da soli oppure in piccolissimi gruppi; il grooming (lo spulciarsi con valenza sociale) è molto più grezzo di quello degli altri Ominidi. Entrambe le specie si nutrono principalmente di frutti, integrando la dieta con insetti e uova. Uno dei loro frutti preferiti è il durian (frutto degli alberi del genere Durio), famigerato nel Sud Est Asiatico per il suo odore assolutamente disgustoso, sebbene sia consumato anche da temerari umani,  principalmente originari dell’area. Gli oranghi sono fra le scimmie più intelligenti e sono bravissime a imitare la nostra specie: possono imparare a tagliare un’asse di legno con una sega o a piantare dei chiodi con un martello, il tutto solo osservando qualcuno che lo fa.

Gorilla

Il gorilla è il più grande primate attualmente vivente (il più grande in assoluto fu il Gigantopithecus, che poteva probabilmente raggiungere i tre metri di altezza; è estinto da circa trecento mila anni), infatti i maschi possono essere alti quasi due metri (in piedi) e possono superare abbondantemente i duecento chilogrammi di peso, di cui la gran parte è costituita da possenti muscoli. Il dimorfismo fra machi è femmine è notevole, infatti le seconde sono molto più piccole dei maschi. Dopo la maturità il pelo della schiena dei maschi diventa di colore argentato, da qui l’usanza diffusa fra i primatologi di indicare il maschio dominante di una famiglia con la parola silverback (che significa più o meno schina argentata). Vivono nelle foreste pluviali dell’Africa centrale e si nutrono di foglie, frutti, insetti e uova (anche se è il più erbovoro tra gli Ominidi); vivendo in foresta hanno conservato la capacità di arrampicarsi sugli alberi (anche se sono quasi totalmente terricoli) però, vista la loro mole, possono arrampicarsi solo su alberi piuttosto massicci. Usano passare la notte in giacigli di fogliame che si costruiscono ogni volta, i maschi dormono a terra, mentre le femmine (specialmente se con dei neonati) riposano sugli alberi. L’intelligenza dei gorilla è notevole, tanto che i primatologi sono riusciti a insegnare il linguaggio dei segni (quello usato dai sordomuti) ad alcuni esemplari, i quali sono capaci di far capire cosa desiderano o il loro stato d’animo. Tuttavia, non avendo la capacità di astrazione tipica della nostra specie, è impossibile intavolare una discussione con un gorilla ed è anche impossibile insegnargli concetti complessi come può essere una semplice formula matematica: il ragionare in termini astratti è tepico del solo Homo sapiens.

Esistono due specie di gorilla:

  • Il gorilla occidentale, Gorilla gorilla, che vive nelle foreste pluviali dell’Africa occidentale, nella Repubblica Democratica del Congo, Camerun, Gabon, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Nigeria, Angola. Ne esistono due sottospecie: Gorilla gorilla gorilla e Gorilla gorilla diehli.
  • Il gorilla orientale, Gorilla beringei, vive nelle foreste dell’Africa centrale, in Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo. La sottospecie Gorilla beringei graueri è detta anche “gorilla di pianura”, mentre l’altra, Gorilla beringei beringei, è il gorilla di montagna reso famoso dalla tragedia della ricercatrice Dian Fossey, misteriosamente assassinata proprio mentre effettuava la sua ricerca. La storia di Dian Fossey è stata porta sul grande schermo da Michael Apted nel 1988, con Sigourny Weaver nella parte della Fossey, nel celebre film “Gorilla nella nebbia”.

Pan

Di Thomas Lersch – Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1001910

Il genere Pan identifica quelli che sono noti al pubblico come scimpanzé. Sono i parenti più prossimi attualmente esistenti della nostra specie e sono i primati più intelligenti che esistano in natura (escludendo noi, ovviamente). La nostra parentela con loro è così stretta che i nostri patrimoni genetici sono identici più o meno al 96%, però hanno 24 coppie di cromosomi, mente noi ne abbiamo 23. Per via di tutte queste somiglianze e parentele alcuni studiosi hanno proposto di abolire il genere Pan e di includere le due specie di scimpanzé nel nostro stesso genere: Homo. Questa proposta è stata bocciata in quanto c’è una ragione se i due generi sono separati e queste ragioni non devono essere necessariamente genetiche: il genere Homo è caratterizzato da un’elevata abilità manuale, ovvero la capacità di usare degli strumenti (che hanno anche gli scimpanzé) ma anche la capacità di costruire degli strumenti usando altri strumenti e questa è una caratteristica tipica ed esclusiva della nostra specie. Sembra che alcuni gruppi di scimpanzé possiedano qualcosa di molto simile a una rudimentale cultura e sono capaci di usare strumenti per compiere compiti essenziali: possono servirsi di un bastoncino per “pescare” le termiti dai loro nidi, oppure possono usare una pietra per spaccare gusci e cose simili. In cattività hanno dimostrato di saper risolvere semplici problemi, come usare uno sgabello per arrivare a prendere una banana appesa a un filo. Sono anche capaci di imparare il linguaggio dei segni per esprimere semplici concetti o desideri  e si sono dimostrati più bravi dei gorilla in questa attività ma proprio come loro, mancando della capacità di astrazione, non possono conversare e non possono imparare concetti astratti, nemmeno i più semplici. Gli scimpanzé sono sia terricoli che arboricoli, avendo la capacità di muoversi efficacemente in entrambi gli ambienti.

Il genere Pan comprende due specie.

  • Pan troglodytes, questa è la specie più classica e più grande; può raggiungere il metro e trenta centimetri di altezza e un peso di circa sessantacinque chilogrammi. Vivono in gruppi sociali abbastanza numerosi, formati da cuccioli, femmine e maschi che di solito guidano il gruppo. Socializzano attraverso il “grooming”, ossia lo spulciarsi a vicenda, pratica che serve a saldare i rapporti sociali e a stabilire una gerarchia. La loro società è divisa in qualcosa di molto simile a delle caste e sono stati documentati casi in sui due o tre esemplari di una casta si sono coalizzati contro un esemplare di rango più alto, insomma sono capaci di qualcosa di molto simile alle nostre “manovre politiche”. Esistono ben quattro sottospecie di Pan troglodytes.
  • Pan paniscus, questa specie, meglio nota come bonobo o “scimpanzé nano”, vive nelle foreste pluviali intorno al fiume Congo (Repubblica Democratica del Congo). Si distingue dall’altra specie per le minori dimensioni, proporzioni fra braccia e gambe leggermente diverse e per leggere differenze etologiche. Effettivamente i paniscus  sono molto difficili da distinguere dai troglodytes, tanto che fino agli anni trenta era considerato una sua sottospecie. Recenti studi genetici hanno confermato che sono due specie distinte. Rispetto al troglodytes, le braccia del paniscus risultano un po’ più corte e le gambe un po’ più lunghe, rendendo questa specie più adatta dell’altra all’andatura di tipo bipede (la stessa tipica della nostra specie). Infatti gli studi su esemplari in cattività hanno evidenziato che i paniscus camminino bipedi più spesso rispetto ai loro cugini troglodytes, anche se la loro andatura rimane in ogni caso quadrupede. Secondo alcuni studiosi lo scimpanzé nano è molto simile ai più antichi antenati della nostra specie.

Sebbene gli scimpanzé (entrambe le specie) siano di aspetto mite, è bene non lasciarsi ingannare: è poco noto presso il grande pubblico, che li considera animali intelligenti e amichevoli, ma gli scimpanzé sono scimmie violente e pericolose e non bisogna dimenticare che, nonostante siano più piccoli di noi, un esemplare medio è molto più forte e muscoloso dell’uomo più forte del mondo. I maschi adulti combattono spesso tra di loro e in alcuni casi arrivano a uccidersi anche per motivi di rivalità: i grandi canini non servono per bellezza ma sono usati come armi difensive e offensive. Possono usare come armi anche grosse pietre o bastoni. Qualcuno avrà notato che non ho parlato prima della dieta dei nostri amici scimpanzé, rimediamo subito: essi sono onnivori e si nutrono di foglie, frutti, semi, uova, insetti e piccoli vertebrati ma, cosa ancora più importante, praticano la caccia attiva. Entrambe le specie possono organizzare vere e proprie battute di caccia in cui un gruppo coopera per la cattura della preda. Per esempio la scimmia Allenopithecus nigroviridis (ne ho parlato in questo articolo) condivide l’habitat col bonobo e da questo viene predata, infatti il bonobo è considerato uno dei nemici naturali dei cercopitechi di palude.

Un’ultima cosa: tutte le specie illustrate in questo articolo sono a rischio di estinzione per varie ragioni (la principale è la distruzione del loro habitat), quanto sarebbe triste perdere per sempre i nostri parenti più prossimi?

Con questo articolo finisce il nostro approfondimento sulle scimmie ma la serie “Album di Famiglia” non termina qui: infatti nei prossimi articoli ci occuperemo dei diretti antenati della nostra specie e risaliremo l’evoluzione fino a noi.

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Ivan Berdini

Naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.