Nettuno, l’ultimo Pianeta

by Ivan Berdini on

Siamo finalmente arrivati all’ottavo e ultimo pianeta del Sistema solare, il più lontano in ordine di distanza dal Sole: Nettuno.

Anche lui è un gigante gassoso molto simile a Urano ed è il quarto pianeta del Sistema Solare per diametro, nonostante sia il terzo per massa, che è circa diciassette volte quella della Terra (Nettuno è più denso di Urano nonostante sia più piccolo). Confrontiamo Nettuno con la Terra:

Confronto tra Nettuno e la Terra (Di Orange-kun – This image was made from NASA Earth America 2010.jpg and Neptune Full.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1825698)

Dati fisici

  • Diametro equatoriale 49.528 chilometri;
  • Distanza media dal Sole .498.252.911 chilometri;
  • Distanza media dalla Terra (nel punto di minima distanza) 4 miliardi e 350 milioni di chilometri;
  • Periodo orbitale 164 anni e qualche mese;
  • Periodo di rotazione (intorno al suo asse) 16 ore 6 minuti 36 secondi.

La scoperta del pianeta

Nonostante le dimensioni, Nettuno è l’unico pianeta del Sistema Solare non visibile a occhio nudo, questo a causa delle enormi distanze che lo separano dalla Terra e dal Sole. Il primo avvistamento si deve a Galileo Galilei, che lo vide attraverso il suo cannocchiale nel dicembre del 1612, lo scambiò però per una stella fissa per via della lentezza del suo moto intorno al Sole. La scoperta ufficiale avvenne il 23 settembre 1846 presso l’osservatorio di Berlino, a opera di Johann Gottfried Galle e Heinrich d’Arres.

Struttura interna e composizione dell’atmosfera

Schema dell’interno di Nettuno (Di NASA; Pbroks13 (redraw) – http://solarsystem.nasa.gov/multimedia/gallery/Neptune_Int-browse.jpg, which is in the public domain, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4948181)

Nettuno è molto simile a Urano sia per composizione che per dimensioni, quindi presenta anche una simile struttura interna:

  1. Alta atmosfera, dove si trova la sommità delle nubi;
  2. Atmosfera inferiore, composta da idrogeno (H) per l’80%, da elio (He) per il 19% e da metano (CH4) per l’1%, il quale dà all’atmosfera quel suo caratteristico colore ceruleo.
  3. Mantello, composto da ghiaccio, metano e ammoniaca (NH3); è molto freddo, tanto che la sua temperatura si aggira intorno agli 80°K, ossia -193°C;
  4. Al centro si trova un nucleo di rocce e materiali ferrosi (Fe); singolare è il fatto che la sua temperatura sembri essere compresa fra i 6.500 e i 7.000°K (6.227 – 6.727°C), il calore del nucleo è probabilmente legato al decadimento radioattivo di elementi contenuti nelle ivi rocce.

Nuvole nell’atmofera nettuniana (Di NASA / Jet Propulsion Lab – http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA00058, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=640798)

Nonostante la somiglianza con Urano, la sua atmosfera è molto più turbolenta di quella uraniana. L’atmosfera è perennemente spazzata da venti che possono raggiungere l’incredibile velocità di 600 m/s, ossia 2.160 Km/h. Degna di nota è la tempesta anticiclonica chiamata “Grande Macchia Scura”, di 13.000 per 6.600 chilometri di diametro, assimilabile alla Grande Macchia Rossa di Giove.

Dettagli dell’atmosfera che mostra la sua turbolenza (Di NASA/Voyager 2 Team – http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/ap010821.htmlhttp://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA01142, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=640834)

La Grande Macchia Scura è la macchia blu scuro più o meno al centro dell’immagine. Quella più in basso, con la macchia bianca all’interno, è la “Piccola Macchia Scura”, un’altra enorme perturbazione di tipo però ciclonico. Queste grandi tempeste furono scoperte dalla Voyager 2 nel 1989 ma, nel 1994, il telescopio spaziale Hubble non riuscì a individuarle, trovandone altre differenti in regioni lontanissime; questo significa che la dinamica dell’atmosfera nettuniana è molto veloce e le grandi tempeste si scatenano e si esauriscono molto più in fretta rispetto ad altri giganti gassosi (la Grande macchia Rossa di Giove fu osservata nel XVII secolo da Giovanni Cassini).

L’unica sonda ad aver esplorato l’ultimo pianeta è stata la NASA Voyager 2 nel 1989, la quale ha trasmesso molte immagini e individuato i maggiori satelliti. Sono allo studio lacune missioni spaziali verso questo mondo remoto, una delle quali potrebbe essere lanciata nel 2019, col compito di studiare Nettuno per poi dirigersi verso gli oggetti trans-nettuniani della Fascia di Kuiper (di cui parleremo nel prossimo articolo).

Satelliti

Nettuno ha tredici satelliti naturali, il maggiore dei quali è Tritone.

Superficie di Tritone (Di NASA / Jet Propulsion Lab / U.S. Geological Survey – http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA00317, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=96172)

Con i suoi 2.706 chilometri di diametro è uno dei più grandi satelliti del Sistema Solare (è però più piccolo della Luna). Tritone ha una tenue atmosfera formata da azoto (N) con tracce di metano e monossido di carbonio (CO). La superficie è percorsa da grandi valli e lunghi canyon, forse dovuti al periodico congelamento e scongelamento della superficie; la sonda Voyager 2 (l’unica che lo abbia visitato) ha rilevato dei singolari vulcani che eruttano azoto liquido con pennacchi alti fino a 8 chilometri. È probabile che il vulcanismo sia dovuto al riscaldamento stagionale che Tritone riceve dal Sole.

Questo era Nettuno, l’ultimo dei pianeti. Nel prossimo articolo parleremo degli oggetti trans-nettuniani e dei pianeti nani.

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.