La NASA tornerà sulla Luna?

by Ivan Berdini on

Sembra che il governo degli Stati Uniti abbia preso sul serio la sfida: riportare astronauti americani sulla Luna, per poi raggiungere Marte.

Buzz Aldrin sulla superficie della Luna, durante la missione Apollo 11 (Di NASA – http://www.hq.nasa.gov/alsj/a11/AS11-40-5903HR.jpghttp://www.archive.org/details/AS11-40-5903 (TIFF image), Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3847764)

Ormai è ufficiale: l’attuale amministrazione degli Stati Uniti d’America sembra seriamente intenzionata a riportare astronauti americani sulla Luna. Il vicepresidente Mike Pence ne dà l’annuncio ufficiale attraverso un articolo pubblicato sul Wallstreet Journal. Sempre Mike Pence ha ricostituito il National Space Council, un comitato con una funzione consultiva che si occupa di definire la strategia per lo spazio, che era stato chiuso nel 1993.

Un po’ di storia

Dal 1969 in poi sono state ben 7 le missioni spaziali che hanno raggiunto la Luna, anche se solo 6 sono effettivamente sbarcate. La famosa Apollo 13 ha solo raggiunto l’orbita lunare per poi rientrare sulla Terra a causa di un’incredibile sequala di problemi tecnici che è quasi costata la vita degli astronauti. Le missioni Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17 sono invece regolarmente allunate e hanno riportato sulla Terra una quantità immensa di dati sul nostro satellite.

L’ultima, la Apollo 17, risale al 1972 e da allora nessuno è più andato oltre i limiti dell’orbita bassa del nostro pianeta. I motivi sono molteplici, ma principalmente la ragione si può trovare nella scomparsa delle motivazioni politiche, dato che ormai la corsa allo spazio contro l’Unione Sovietica era stata sostanzialmente vinta, e quindi agli occhi del Congresso degli Stati Uniti aveva poco senso continuare a spendere cifre enormi per andare sulla Luna. Così le missioni Apollo 18, 19 e 20 furono cancellate. Inoltre la NASA ha subito negli anni una contrazione consistente dei finanziamenti, di cui l’ultima in ordine di tempo è stato il pesante taglio effettuato dall’amministrazione Obama.

Tornare sulla Luna per poi puntare a Marte

Il lancio dell’immenso Saturn V che portò sulla Luna l’Apollo 15 (Di http://www.hq.nasa.gov/office/pao/History/alsj/a15/ap15-KSC-71PC-686HR.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=188204)

In pratica l’idea è tornare sulla Luna e utilizzarla come base d’appoggio per sperimentare le tecnologie necessarie per inviare astronauti su Marte. Nulla di nuovo in verità, ma è la prima volta che un’amministrazione americana fa qualcosa di ufficiale per concretizzare questa idea, specialmente dopo il colpo devastante che Obama aveva inferto alla NASA tagliandole ingenti quantità di fondi. Tra l’altro ancora più insensato se si pensa che Obama era quasi ossessionato dai cambiamenti climatici, che la NASA osserva invece constantemente coi suoi satelliti.

Il motivo di questo cambio di rotta è da ricercare probabilmente nella impellente necessità dell’amministrazione Trump di migliorare il proprio prestigio agli occhi del mondo e degli americani, dato che ultimamente non gode esattamente della simpatia di tutti, specialmente per il grottesco botta e riposta col dittatore della Corea del Nord che ha animato la passata estate. Inoltre l’amministrazione ha tenuto a sottolineare che vuole portare astronauti americani sulla Luna, perfettamente in linea con il ridicolo slogan che è stato il filo conduttore della campagna elettorale di Donald Trump: make America great again, anche se non si capisce esattamente quando avrebbe smesso di essere un grande paese. Questo è in realtà un netto passo indietro rispetto al passato recente dell’esplorazione spaziale, che dalla fine della Guerra Fredda a oggi è stata caratterizzata dalla cooperazione internazionale per la ricerca scientifica.

Oltre alle motivazioni politiche, che stando alla storia sono un buon motore per l’esplorazione spaziale, potrebbero anche esserci delle motivazioni economiche dato che la Luna ospita risorse minerarie di valore che quindi potrebbero essere un buon incetivo alla partecipazione di capitali privati al progetto.

Dubbi e critiche

Oltre alle motivazioni che secondo me sono sbagliate, c’è un grosso problema che mina la riuscita di questo progetto: attualmente la NASA non ha la tecnologia necessaria ad affrontare un simile viaggio, che sarebbe da riprogettare da capo. La drammaticità della situazione è resa molto bene dal fatto che attualmente la celebre agenzia americana è costretta a chiedere un passaggio sulle Sojuz della russa ROSCOSMOS per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. L’unica possiblità della NASA è il sistema di lancio Orion, attualmente in sviluppo e assolutamente non pronto, che ha subito anche forti ritardi a causa dei tagli degli anni passati.

Per quanto vorrei tantissimo vedere una nuova missione lunare o addirittura su Marte, sono un po’ scettico sulla capacità dell’amministrazione Trump di riuscire a promuovere una simile impresa per un semplice motivo: andare sulla Luna è difficile e solo una superpotenza come Stati Uniti, Unione Europea, Russia o Cina ci può riuscire, ma andare su Marte è tutta un’altra questione e nessuno stato al mondo può pensare di compiere una simile impresa da solo. La collaborazione internazionale per l’esplorazione spaziale sarà essenziale e irrinunciabile nel prossimo futuro.

Sinceramente sono scettico, ma staremo a vedere cosa succederà. Una cosa è certa: delle nuove missioni lunari porranno definitivamente FINE ai deliri dei complottisti secondo cui le missioni Apollo non sono mai avvenute, motivo per cui spero ce ne siano di nuove abbastanza presto.

Per approfondire:

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

2 Comments

Alessandro

D’accordo su quasi tutto, ma che i deliri complottisti finiscano va al di lá della mia immaginazione….

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Ivan Berdini

Purtroppo non credo sia possibile che il complottismo lunare scompaia del tutto, esisteva addirittura durante l’epoca d’oro delle missioni Apollo. Ma è molto probabile che delle nuove missioni lunari lo facciano passare di moda, relegandolo a fenomeno di nicchia come dovrebbe essere.

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