Alessia Ciccotti

Le vipere in Italia sono davvero così pericolose?

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I serpenti, e le vipere in particolare, suscitano da sempre una grande paura. Su di loro circolano molte storie: come la leggenda metropolitana delle vipere gettate dagli elicotteri per ripopolare zone boschive. È una storia ormai diffusa in Italia, tanto che Paolo Toselli le dedica il titolo del suo libro sulle leggende metropolitane “La famosa invasione delle vipere volanti e altre leggende metropolitane dell’Italia d’oggi”, Milano, Sonzogno (1994).

www.farfallenellatesta.it

In Italia i serpenti velenosi appartengono alla famiglia dei viperidi. Le vipere italiane però non sono aggressive e preferiscono scappare che attaccare. I morsi di vipera infatti sono rari; ne ricorrono solo per difendersi dal presunto attacco dell’uomo.

Da https://www.guidedolomiti.com

Il morso comporta un’intossicazione molto simile da specie a specie ed una sintomologia comparabile. In primo luogo compare dolore nel punto colpito, in cui si possono riscontrare i segni lasciati dai denti veleniferi, successivamente compare una tumefazione alla quale fanno seguito sintomi generali di shock, con dolori gastrici ed intestinali (vomito e diarrea). Nei bambini, anziani e persone debilitate, in assenza di terapie adeguate, il morso potrebbe provocare la morte.

Per evitare complicazioni, quando veniamo morsi da una vipera, bisogna mantenere la calma, evitando un accelerazione del flusso sanguigno che faciliterebbe la propagazione del veleno. E’ importante fasciare ed immobilizzare la zona o l’arto colpito, senza però bloccare la circolazione sanguigna. Infine disinfettare il punto morsicato e andare al più presto da un medico o in ospedale.

Bisogna invece assolutamente evitare di tagliare, cauterizzare, applicare ghiaccio, succhiare la zona morsicata, fare un laccio emostatico, agitarsi, fare uno sforzo fisico e ingerire alcolici.

Per un uomo il tempo d’azione del veleno di una vipera è di 3–6 ore; c’è quindi il tempo necessario di arrivare al più vicino pronto soccorso.

La terapia si basa principalmente sul rallentamento dell’assorbimento del veleno e alla somministrazione di un siero antiofidico. Bisogna evitare la somministrazione di siero al di fuori di un ambiente ospedaliero per il rischio di shock anafilattico, in quanto più pericoloso del morso stesso della vipera.

La nostra migliore protezione contro possibili morsi è la prudenza.

Evitiamo quindi di: addentrarsi nella macchia o nell’erba alta in sandali e pantaloncini, soprattutto nei mesi estivi; raccogliere istintivamente ogni cosa da terra: prima smuovere le erbe e le pietre con un bastone per allontanare ogni possibile minaccia; appoggiarsi su tronchi ricoperti di foglie, su pagliai e su fascine di legna; mettere le mani sotto rocce, sassi o dentro le fessure del terreno.

Ricordiamoci invece di: camminare con passo cadenzato e pesante battendo le erbe e le pietre con un bastone: le vipere hanno un udito poco sviluppato, ma sono invece più sensibili al movimento; ispezionare attentamente il luogo in cui ci si desidera sedere e prestare attenzione quando ci si disseta ad una fonte e quando si cammina su una pietraia

Vipera aspis aspis (da www.comlas.it)

Per una persona inesperta è difficile identificare immediatamente che specie di serpente si ha di fronte. Per sicurezza è meglio evitare di toccarli o stuzzicarli, cercando di restare calmi ed evitare movimenti bruschi: l’animale potrebbe fraintendere e interpretarli come segnale di attacco.

In Italia sono presenti cinque specie di vipera, distribuite in tutte le regioni ad eccezione della Sardegna, dove non sono presenti serpenti velenosi:

  • 1) L’aspide o vipera comune (Vipera aspis), la più comune, il suo areale preferito è costituito da luoghi caldi e asciutti, ha un’ indole mite e solitamente fugge se molestata.
  • 2) Il marasso (Vipera berus), frequente nell’Italia settentrionale. La si può trovare anche in acqua. Se viene provocata attacca facilmente.
  • 3) La vipera dell’Orsini (Vipera ursinii), presente solo sull’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, è la specie più piccola, con una taglia media di circa 40 cm, e la meno pericolosa.
  • 4) La vipera dal corno (Vipera ammodytes), presente nell’Italia Nord-orientale. Facilmente riconoscibile per la presenza di un piccolo corno sulla punta del muso. Predilige un habitat costituito da zone aride, pendii e pietraie. È poco aggressiva, ma il suo veleno è il più pericoloso fra le specie presenti in Italia.
  • 5) La vipera dei Walser (Vipera walser), scoperta al principio del 2016, vive in un areale molto ristretto, di appena 500 Km2 a nord di Biella.

In questa articolo non ci soffermeremo sulle differenze fra le specie, ma cercheremo di mettere in evidenza i segni caratteristici con cui distinguere le vipere dagli altri serpenti non velenosi.

Come riconoscere le vipere (sinistra) dagli altri serpenti inoqui italiani (destra)

La TESTA della vipera, ricoperta da scaglie di piccole dimensioni, è più “schiacciata” e, vista dall’alto, ha una forma quasi triangolare, essendo più larga di quella dei serpenti non velenosi (che hanno scaglie più ampie ed evidenti).
L’OCCHIO della vipera presenta una pupilla a forma di fuso come quella dei gatti, al contrario degli altri serpenti che l’hanno circolare.
Il CORPO nella vipera è piuttosto tozzo e la CODA, pur terminando a punta, è breve, tanto che ci sono pochi centimetri fra la parte del corpo col massimo diametro e quella con diametro minimo della punta. I serpenti non velenosi hanno, al contrario, una forma più allungata ed affusolata con una diminuzione del diametro del corpo dalla testa verso la coda molto più graduale e ben visibile.

disegno di morsi di una vipera e di un serpente non velenoso

Altra differenza sostanziale si può osservare nel segno lasciato dal morso sulla cute: nel caso di morso di vipera sono evidenti due punti rossi più grandi degli altri, distanziati fra loro circa di 1 centimetro. Sono dovuti alla presenza dei denti veleniferi, assenti ovviamente nei serpenti non velenosi, il cui morso è caratterizzato da una fila di piccoli puntini tutti della stessa dimensione.

Fate attenzione anche se nel morso si osserva la presenza di un unico punto più grande degli altri: è possibile che la vipera abbia perso uno dei due denti veleniferi.

Possiamo scambiare per Vipera due specie non velenose: la Biscia viperina (Natrix maura L.) e la Biscia tassellata (Natrix tessellata Laurenti).

Altri serpenti non velenosi che possiamo incontrare nel nostro paese sono: il Biacco (Hierophis viridiflavus Lacepede) che è più grande della vipera a attacca e morde con più facilità di quest’ultima, lasciando delle brutte lacerazioni. Il Cervone (Elaphe quatuorlineata Bonnaterre) che può essere molto grande, oltre due metri, ma è innocuo e timido.

I serpenti rivestono un ruolo chiave nelle catene alimentari. La loro presenza è indice di qualità. E’ importante ricordare che un ambiente è sano quando tutte le sue componenti sono in equilibrio. Quindi fate attenzione quando passeggiate in zone di montagna, mettete in pratica i consigli dati…

…e ricordate: i serpenti non attaccano se non vengono infastiditi!

Alessia Ciccotti

 

 

Alessia Ciccotti

Written by: Alessia Ciccotti

Dottoressa magistrale in Scienze del Mare e del Paesaggio Naturale, con la passione per la divulgazione scientifica, la fotografia naturalistica, i viaggi e per l’insegnamento della scienza ai più piccoli.

2 Comments

fabrizio

I Suoi articoli sono sempre esaustivi e di facile apprendimento.Le vipere italiane,e i serpenti in generale,da sempre incutono nell’uomo terrore e disgusto,forse perché “vogliamo”identificarli nel male,così come da secoli ci hanno tramandato…I rettili sono velenosi non per uccidere l’uomo,ma le loro prede,secondo la naturale catena alimentare..Come Lei ha sottolineato,basta non opportunarli per evitare la reazione di difesa e i Suoi consigli pratici su come ridurre al massimo gli “incontri ravvicinati del 3°tipo” con questi meravigliosi esseri striscianti,sono interessantissimi..
Una volta si acquistava il siero antiofidico direttamente in farmacia…ma per i rischi di gravi shock anafilattici (..ii siero è ottenuto dal plasma animale!!)oggi bisogna correre ai PS in caso di morso.Le chiedo se,in caso di avvelenamento ,oltre alle pratiche da Lei descritte,si possa somministrare caffè o analettici o comunque prodotti in grado di mantenere lo stato di vigilanza.Credo che l’alcool sia più dannoso in quanto vasodilatatore..
In attesa di un Suo riscontro, Le invio le mie più cordiali felicitazioni per il Suo impegno nella divulgazione scientifica.

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Ivan Berdini

Siamo lieti che il nostro sito le piaccia!
Purtroppo nessuno nello staff è esperto di medicina, l’unica cosa che possiamo consigliare in caso di morso e recarsi al più presto nel più vicino pronto soccorso.

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