Alessia Ciccotti

La storia dell’Orto Botanico di Perugia

by Alessia Ciccotti on

L’Orto botanico di Perugia è formato da due strutture: l’Orto botanico (nei pressi di San Costanzo) e l’Orto medievale (collocato all’interno del complesso di San Pietro). Entrambi fanno parte del Centro di Ateneo per i Musei Scientifici (C.A.M.S.) dell’Università degli Studi di Perugia.

foto di www.ortobotanicoitalia.it

Ma partiamo con un po’ di storia…

L’orto botanico di San Pietro nel 1900 (foto di www.ortobotanicoitalia.it)

“L’istituzione degli insegnamenti botanici nel capoluogo umbro risale ai primi decenni del XVI secolo.

L’inizio delle attività didattiche avvenne tra il 1525 e il 1537, anno in cui l’insegnamento era diviso in due cattedre: una «Ad Theoricum simplicium» tenuta da Antonio Nicola Mariottelli ed una «Ad Praticam simplicium» tenuta da Benedetto Virili. La divisione dell’insegnamento in due cattedre influì sulla fondazione del primo orto botanico, differita di circa due secoli, in quanto ad esso supplivano gli orti degli speziali e farmacisti.

Ruolo importante nello sviluppo della botanica lo ebbero numerosi docenti, ma anche diversi laureati nell’Ateneo perugino come: Castore Durante di Gualdo Tadino che, nel 1581, ottenne la cattedra di lettura dei semplici nell’Ateneo romano e nel 1585 pubblicò il noto Herbario nuouo; Giuseppe degli Aromatari che, dopo aver iniziato gli studi a Perugia, si trasferì a Padova e poi a Venezia, dove pubblicò nel 1625 l’Epistola de Seminibus, in cui descrisse, per primo, l’embrione contenuto nei semi. Infine altro studente importante da ricordare è Joannes van Heeck, che costituì, nel 1603, insieme a Federico Cesi, Francesco Stelluti e Anastasio de Filiis, l’Accademia dei lincei.

I manoscritti delle lezioni di botanica, che si tenevano nell’Ateneo tra XVII e XVIII secolo, testimoniano il carattere tradizionalista degli insegnamenti dei semplici, basati ancora sulla dottrina delle segnature e sull’associazione delle virtù delle piante alla mitologia. Cambiamenti positivi si ottennero con la docenza di Filippo Belforti, che tenne la cattedra teorica dal 1717 al 1734. Laureatosi in medicina a Perugia e perfezionatosi a Roma, istituì nel 1720 il primo orto botanico universitario. L’orto, pensile e di piccole dimensioni, si trovava sopra le mura cittadine. Nel 1756 Prospero Mariotti, iniziatore della medicina sperimentale a Perugia e successore di Belforti alla cattedra, introdusse, nell’orto, nuove erbe.

Con Annibale Mariotti, figlio di Prospero e incaricato della teoria dei semplici nel 1763, la botanica perugina venne aggiornata alle ultime novità scientifiche. Coinvolto alla fine del secolo nel governo giacobino, Mariotti inaugurò il 26 aprile 1799 il secondo orto botanico universitario. Di questo nuovo orto non si hanno notizie, poichè, dopo neanche quattro mesi, Mariotti venne imprigionato dalle truppe austriache e gli vennero tolte tutte le cariche universitarie, compresa la cattedra di teoria dei semplici. Il secondo orto botanico venne così abbandonato e si tornarono ad utilizzare gli orti degli speziali presenti in città.

Per avere un nuovo orto si dovette aspettare il periodo napoleonico, durante il quale l’ateneo venne trasferito a Monte Morcino nuovo, nella sede che occupa tuttora. Nel 1813 il docente Domenico Bruschi, incaricato della cattedra di Botanica e Agraria, cominciò a formare il nuovo orto botanico annesso alla sede universitaria.

Tra il 1814 e il 1815, attivando scambi di semi con gli orti botanici di Bologna, Firenze, Napoli, Milano, Modena, Monza, Parma, Pavia, Pisa e Roma, Domenico Bruschi ottenne più di duemila piante che cominciarono ad essere sistemate nelle aiuole secondo il sistema linneiano. Nel 1826, in seguito ad una encefalite, Domenico Bruschi perse la vista, ma continuò a svolgere le attività didattiche e, nel 1835, l’orto botanico aveva comunque assunto l’assetto immaginato dal docente anni addietro: la struttura era divisa in tre ripiani circondati da muri; il ripiano superiore era attraversato da un ampio viale circondato da siepi sempreverdi terminante in una piccola piazza circolare circondata da cipressi. Tra il muro perimetrale e il viale del primo ripiano fu impiantato il ‘bosco inglese’ caratterizzato da più di duecento piante arboree, prevalentemente esotiche. Nel secondo ripiano si trovava il parterre contenente piccole aiuole con fiori annuali e piante ornamentali. Il terzo ripiano era diviso in sessantotto aiuole «destinate a contenere le piante perenni erbacee indigene ed esotiche».

Dopo il 1857 la cattedra di botanica passò ad Alessandro Bruschi, nipote di Domenico, che non apportò miglioramenti alla struttura e alle collezioni dell’orto. Nel 1885 la cattedra di botanica venne assegnata, insieme a quella zoologica, al volterrano Andrea Batelli, che si era laureato in scienze naturali a Pisa e si era perfezionato a Roma, Napoli, Parigi e Strasburgo. In dieci anni Batelli rinnovò le collezioni naturalistiche dell’ateneo, formò un erbario con più di 7000 taxa, conservati in 15000 fogli, realizzò la serra tropicale e pubblicò uno dei primi lavori di ricerca floristica regionale: la Prima contribuzione allo studio della Flora umbra del 1886.

Alla fine del 1896 Batelli rinunciò alla cattedra per tornare a Firenze, lasciando in dotazione al gabinetto botanico l’erbario e le prime preparazioni di istologia vegetale. Nello stesso 1896 venne stipulata una convenzione per il coordinamento degli insegnamenti scientifici tra l’Università degli Studi e il costituendo Regio istituto superiore agrario (in seguito trasformato in facoltà). Nella convenzione fu stabilito il trasferimento della cattedra, dell’orto e dei laboratori botanici nell’attuale sede di San Pietro.

Vincitore del concorso per la cattedra di botanica nell’istituto agrario fu il naturalista pavese Osvaldo Kruch che dopo la laurea nella sua città natale si era trasferito a Roma, tra il 1890 e il 1896, per ricoprire il ruolo di assistente di botanica all’ Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Durante l’insegnamento a Perugia, Kruch trattò la sistematica seguendo i sistemi di August Wilhelm Eichler e di Adolph Engler basati sulla filogenetica evoluzionista. La filogenesi venne anche applicata alla disposizione dei gruppi vegetali costituenti il nuovo orto botanico collocato all’interno dell’istituto. La cattedra venne in seguito ricoperta – dal 1935 al 1949 – da Fabrizio Cortesi, proveniente anche lui dall’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, e successivamente da Mario Bolli. Nel 1962 quest’ultimo propose la trasformazione in orto botanico di un appezzamento sperimentale prossimo alla facoltà di agraria, per ampliare gli spazi per le collezioni. Nel 1996, in occasione del centenario della facoltà di agraria, il vecchio orto interno alla facoltà è stato trasformato in orto medievale su progetto di Alessandro Menghini.”

Nelle prossime settimane vi racconteremo le collezioni e la struttura attuale dei duo orti, che meritano di essere visitati, per la manutenzione impeccabile e per l’atmosfera stupenda che si respira. Non mancate!!!

Alessia Ciccotti

Alessia Ciccotti

Written by: Alessia Ciccotti

Dottoressa magistrale in Scienze del Mare e del Paesaggio Naturale, con la passione per la divulgazione scientifica, la fotografia naturalistica, i viaggi e per l'insegnamento della scienza ai più piccoli.

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