Alessia Ciccotti

La storia dell’orso bruno marsicano

by Alessia Ciccotti on

Le origini dell’orso bruno marsicano, il simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, iniziano nel lontano Pleistocene inferiore (che iniziò 2,6 milioni e finì 781 mila anni fa), quando l’orso bruno comparve in Europa. Essi presero il posto degli orsi etruschi (Ursus etruscuse dettero vita alla linea degli orsi delle caverne e alla forma tipica U. arctos L., 1758.

Cranio femminile di orso etrusco, conservato al Museo di Storia Naturale di Firenze (Di Ghedoghedo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20586500)

U. spelaeus (immagine di mihin89.deviantart.com)

 

 

 

 

 

 

 

 

L’orso delle caverne (Ursus spelaeus), simile all’orso bruno, ma più grande e massiccio, era molto diffuso durante l’ultimo periodo glaciale; era una specie essenzialmente erbivora, che utilizzava abitualmente le grotte come riparo, trovandosi così in competizione con l’uomo preistorico.

graffito di Orso nella grotta di Chauvet – 35.000 / 30.000 anni fa (Paleolitico superiore) da venividivici.us

L’aspetto poderoso e le grandi dimensioni di questo mammifero hanno fortemente influenzato l’immaginazione dell’uomo, fin dal paleolitico superiore: ne sono testimonianza varie raffigurazioni rupestri, graffiti su osso, e perfino statue d’argilla di grandezza naturale ricoperte con la pelle dell’orso ucciso (importanti forme di culto diffuse tra le popolazioni umane dell’epoca glaciale).

Nei giacimenti wurmiani (depositi relativi all’ultima glaciazione) dell’area alpina, i resti di orso bruno sono meno frequenti di quelli dell’ orso delle caverne, che sarà sostituito completamente da U. arctos nel corso del tardiglaciale.

Dal XV secolo si ritrovano i primi scritti che menzionano gli orsi nella regione abruzzese. La presenza dell’animale viene segnalata a Sulmona, sulle montagne del Salviano (Avezzano), nel circondario di Scanno, nel versante Teramano del Gran Sasso, sulla Majella e in valle Roveto ai confini con lo Stato Pontificio. Poi, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’ Ottocento, il Giustiniani pubblica il suo lavoro sul Regno di Napoli nel quale sono riportate diverse informazioni sulla presenza dell’orso nelle montagne abruzzesi.

La popolazione dell’Appennino centrale venne descritta come sottospecie, con il nome di Ursus arctos marsicanus, da Giuseppe Altobello, un naturalista molisano che studiò la fauna del Molise e dell’Abruzzo, nel 1921. I caratteri allora individuati erano però di scarso rilievo e gli studiosi successivi ignorarono l’orso marsicano e lo ritennero uguale alle altre popolazioni di orso bruno.

Il paleontologo Sergio Conti, potendo studiare nel 1954 un cranio conservato nel Museo di Storia naturale di Genova, individuò alcuni caratteri significativi, che confermavano la validità della sottospecie; ma la sua
pubblicazione era poco diffusa e poco nota. Il Toschi, nel suo volume della Fauna d’Italia (1965), elencò infatti la sottospecie appenninica semplicemente tra i sinonimi dell’orso bruno e ne sottovalutò il significato e l’importanza.

a) U. arctos marsicanus; b) U. arctos arctos

a) U. arctos marsicuanus; b) U. arctos arctos

 

 

 

 

 

 

 

A partire dagli anni 1982-1984 il professore Augusto Vigna Taglianti svolse, con vari collaboratori, una ricerca sulla sistematica morfologica degli orsi abruzzesi, basata sui resti di esemplari raccolti e conservati dal personale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Questa ricerca ha permesso di definire la popolazione appenninica con nuovi caratteri morfologici più validi e costanti e di considerarla distinta a livello sottospecifico, rivalutando il nome Ursus arctos marsicanus Altobello, 1921.

Alessia Ciccotti

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Written by: Alessia Ciccotti

Dottoressa magistrale in Scienze del Mare e del Paesaggio Naturale, con la passione per la divulgazione scientifica, la fotografia naturalistica, i viaggi e per l'insegnamento della scienza ai più piccoli.

3 Comments

Ezio Bonsignore

Si deve quindi considerare come definitivamente smentita la “leggenda metropolitana” relativa alla pretesa immissione, in un periodo imprecisato successivo alla creazione del Parco d’Abruzzo, di orsi provenienti dal Balcani, che si sarebbero poi incrociati con quelli locali? Ancora negli anni ’60 e ’70 i locali (sopratutto i pastori) ne erano convintissimi, e facevano una distinzione precisa tra gli “orsi porcini” (gli indigeni, pressoché esclusivamente vegetariani) e quelli immigrati, che invece manifestavano un forte interesse per le pecore.

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Alessia Ciccotti

Nei miei studi, portati avanti per la stesura della tesi triennale: con oggetto l’orso bruno marsicano, non è stata rinvenuta nessuna fonte scientificamente attendibile su questa “Leggenda metropolitana”. Qualcuno ha ipotizzato di risolvere il problema del rischio di estinzione introducendo esemplari delle Alpi, ma gli studiosi sono fortemente contrari, poichè così facendo, andrebbero a scomparire quei caratteri particolari che hanno reso questa popolazione un endemismo dell’Italia centrale.

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