Alessia Ciccotti

Alla scoperta di “Nemo”

by Alessia Ciccotti on

Il pesce pagliaccio, reso celebre dal film d’animazione della Disney, è fra le specie che più risente del maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli, che sta interessando le barriere coralline di tutto il globo e che ha raggiunto livelli record nella Grande barriera australiana.

immagine del film “Alla ricerca di Nemo”

Ma andiamo a conoscere meglio l’identità di questo simpatico pesciolino.

I pesci pagliaccio, di cui esistono parecchie specie, appartengono al genere Amphiprion e alla famiglia dei Pomacentridi.

Gli esemplari di questo genere sono caratterizzati da una colorazione vivace e suggestiva. La livrea, con tre bande bianche tutte contornate da bordature nere, più o meno evidenti, può mutare da specie a specie con tonalità dal rosso-marroni al giallo-dorate. La forma del corpo è generalmente ovale e presenta una pinna dorsale più o meno lunga e dalla forma arrotondata, appena sinusoidale oppure a ventaglio. Le pinne pelviche possono essere pronunciate oppure abbozzate, così come quelle anali. Non è un pesce che raggiunge grandi dimensioni infatti non supera i 110 mm di lunghezza e presenta dimorfismo sessuale, in quanto la femmina è sempre più grande del maschio.

Questi piccoli pesciolini vivono nell’Oceano Indiano e nel Pacifico, entro i 6 m di profondità con una temperatura dell’acqua intorno ai 25-28°C (anche se non è infrequente trovarlo a profondità maggiori, ma non oltre i 12 m), in simbiosi perfetta solo con poche specie di anemoni di mare.

foto di www.acquariodilivorno.it

A differenza degli altri animali marini, infatti, i pesci pagliaccio hanno il corpo ricoperto di squame rivestite di uno spesso strato di muco, ed è proprio questo muco che gli permette di vivere senza problemi tra i tentacoli dell’anemone di mare. Il pesce pagliaccio però, non nasce con questo spesso strato di muco, ma inizia a secernerlo solo dopo il primo contatto con l’anemone. A tal proposito esistono diverse teorie:

1) si tratta di un processo comportamentale da parte del pesce pagliaccio che fa sì che, una volta individuato l’anemone che dovrà ospitarlo per il resto della sua vita, sviluppi nei suoi confronti questa immunità, secernendo uno strato mucoso;

2) si tratta di un semplice processo biochimico dovuto alle prime punture che l’anemone fa al pesce, in conseguenza delle quali inizia a secernere il muco.

Il pesce pagliaccio non va alla ricerca di cibo, ma cattura lo zooplancton che passa vicino alla sua tana. Si nutre anche di alghe che crescono vicino all’anemone o di residui avanzati all’anemone.

Nella vita di questi pesci esiste una stretta gerarchia basata sulle dimensioni: quelli più grandi relegano quelli più piccoli in nicchie, riducendo anche sensibilmente lo spazio a loro concesso per nutrirsi. Sono inoltre animali che formano coppie stabili per la vita e, a seconda delle necessità, possono cambiare sesso.

Questo pesciolino è un animale oviparo: quando arriva il momento della riproduzione la femmina inizia a nuotare lentamente sopra il luogo prescelto per la ovideposizione, che è sempre molto vicino all’anemone che lo ospita. Depone da 200 a 400 uova di colore arancione e di forma ovale, che attacca al supporto con un filamento. Su di esse passa poi il maschio che le feconda con il suo sperma. Entrambi i genitori non abbandonano le uova, controllandole di continuo. Dopo circa 7-10 giorni le uova si schiudono e le larve si portano in superficie e vi restano per circa 7-10 giorni, vivendo come zooplancton galleggiante. Appena raggiungono la dimensione di circa 1 cm ritornano nella barriera corallina e cercano un’attinia nella quale rifugiarsi e trascorrervi il resto della vita.

Sbiancamento barriera corallina (foto di sites.psu.edu)

Uno studio condotto da ricercatori dell’università americana del Delaware e di quella australiana di Southern Cross ha evidenziato che questi pesci riescono con l’olfatto a riconoscere coralli sbiancati rispetto a coralli sani, e che scelgono questi ultimi rispetto ai primi. Ma non sempre. Se l’alternativa a un corallo “malato” è un altro sano che però non rientra nella specie di anemone-ospite preferita, i pesci pagliaccio decidono comunque di rifugiarsi nel corallo sbiancato. Questo comportamento, evidenziano gli scienziati, è pericoloso, perché potrebbe significare una scarsa capacità di adattamento in ecosistemi corallini affetti da maxi sbiancamento. Uno dei loro habitat principali, la Grande barriera corallina, è già affetta da sbiancamento per il 93%. In questo modo i pesci risultano più vulnerabili ai predatori. Come se tutto questo non bastasse, ecco arrivare il colpo di grazia: il commercio per gli acquari marini, esploso soprattutto dopo la popolarità raggiunta del pesciolino Nemo.

Resta il fatto che nella Red list dell’IUCN il pesce pagliaccio non è valutato; anche se una ricerca, portato avanti dalla stessa IUCN, parla di un forte rischio di estinzione per molte delle specie legate ai personaggi del film “Alla ricerca di Nemo”, tra cui è ovviamente compreso il pesce pagliaccio.

Alessia Ciccotti

Alessia Ciccotti

Written by: Alessia Ciccotti

Dottoressa magistrale in Scienze del Mare e del Paesaggio Naturale, con la passione per la divulgazione scientifica, la fotografia naturalistica, i viaggi e per l’insegnamento della scienza ai più piccoli.

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