Una bufala sta provocando l’estinzione dei rinoceronti

by Ivan Berdini on

Lo scorso 7 marzo, due ignoti sono penetrati nello zoo di Thoiry (una città a poche decine di chilometri da Parigi) e hanno ucciso il rinoceronte bianco che si trovava al suo interno, per poi trafugarne il corno.

Sul mercato nero può valere decine di migliaia di euro al chilo e sono proprio queste quotazioni stellari a istigare atti così scellerati, ma non soltato in Francia: i rinoceronti rischiano concretamente l’estinzione in tutto il mondo e la loro situazione è peggiorata negli ultimi anni. La cosa drammatica è che tutto nasce da una bufala, come stiamo per scoprire.

Esemplare di rinoceronte bianco, come quello ucciso in Francia (Di Coralie – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3432693)

I rinoceronti

I rinoceronti (famiglia dei Rhinocerontidae) appartengono all’ordine dei Perissodactyla (come i cavalli) e sono animali molto antichi, infatti esistono da milioni di anni anche se ovviamente non nella forma odierna. I primi comparvero nell’eocene e si sono diversificati moltissimo nei millenni, a volte raggiungendo anche dimensioni colossali come i 5,5 metri al garrese del Paraceratherium, vissuto in Asia centrale fino a circa 20 milioni di anni fa. Nel corso del tempo il numero di specie è calato, data la progressiva sostituzione da parte degli erbivori più efficienti dell’ordine degli Artiodactyla (come bovini o cervidi), tanto che attualmente ne esistono solo 5 specie in tutto il mondo. Tre sono asiatiche:

  • Rhinoceros unicornis, il rinoceronte indiano, classificato come VU (vulnerabile) dalla IUCN.
  • Rhinoceros sondaicus, il rinoceronte di Giava, classificato come CR (rischio critico di estinzione) dalla IUCN.
  • Dicerorhinus sumatrensis, il rinoceronte di Sumatra, classificato come CR, (rischio critico di estinzione) dalla IUCN.

Le altre due specie invece sono africane e sono anche decisamente più famose:

  • Ceratotherium simum, il rinoceronte bianco, classificato come NT (prossimo alla minaccia) dalla IUCN.
  • Diceros bicornis, il rinoceronte nero, classificato come CR, (rischio critico di estinzione) dalla IUCN.

IUCN sta per International Union for the Conservation of Nature e abbiamo già parlato in passato di questa organizzazione, a proposito della sua lista rossa delle specie a rischio e dei criteri usati per compilarla (maggiori informazioni qui e qui).

Perché i rinoceronti sono a rischio estinzione?

Le principali minacce che mettono a rischio la conservazione dei rinoceronti sono la distruzione dell’habitat (prevalentemente in Asia) e il bracconaggio per l’asportazione del corno, che viene poi venduto sul mercato nero. Contrariamente a quanto si pensi però, il mercato più fiorente per il corno di rinoceronte non è la Cina, che invece ha preso sul serio la salvaguardia della fauna (basti guardare i miliardi spesi da tale paese per la conservazione del panda). La Cina è infatti riuscita a eliminare quasi del tutto il commercio del corno di rinoceronte, che era impiegato nella “medicina tradizionale cinese”, una pratica pseudoscientifica molto diffusa in oriente, rendendo illegali i preparati che lo contengono.

La domanda abnorme di corno di rinoceronte si registra in Vietnam, non in Cina, ed è esplosa da pochi anni a questa parte. Il Vietnam è un paese in cui l’economia sta crescendo molto in fretta, ma nonostante questo rimane piuttosto arretrato per quanto riguarda il settore sanitario, prevelentemente in oncologia. Per esempio nel 2010 c’erano solo 15 macchine radioterapiche in tutto il territorio vietnamita, e nonostante le cose siano migliorate negli ultimi anni, il sistema sanitario locale non riesce a far fronte a tutte le rischieste di cure oncologiche. L’incidenza di tumori in Vietnam è infatti una delle più alte del mondo e le liste d’attesa sono interminabili, quindi solo pochissimi fortunati riescono a ricevere cure adeguate e a sopravvivere.

La bufala fatale per i rinoceronti

È in clima come questo che ebbe inizio la tragedia. Circa una decina di anni fa infatti si diffuse la storia che un politico vietnamita (del quale non è nota l’identità, sempre ammesso che esista davvero) era stato curato da un tumore grazie al corno di rinoceronte. Si trattava ovviamente di una bufala, anche abbastanza crudele, ma ebbe l’effetto di spingere una popolazione disperata a richiedere quantità sempre crescenti di corno di rinoceronte al mercato nero, portando in breve tempo il prezzo di vendita intorno ai 100.000 euro al chilo. Simili quotazioni hanno spinto una caccia spietata e senza precedenti verso i rinoceronti, che ha portato all’estinzione in pochi anni della popolazione vietnamita del rinoceronte di Giava, del quale restano solo poche decine di esemplari in Indonesia. L’attenzione dei bracconieri si è rivolta poi in Africa, attaccando prima il rinoceronte nero (causando l’estinzione di una sottospecie, forse due) e poi verso il rinoceronte bianco, l’unica specie che è ancora a un livello accettabile di conservazione. Come se questo non fosse già abbastanza, sono stati registrati in Europa furti di corni prelevati da teste conservate in museo e uccisioni di rinoceronti ospitati negli zoo (come il caso francese con cui ho aperto l’articolo). Tutto questo per procurarsi un oggetto che ha la stessa composizione chimica delle vostre unghie e nessun effetto terapeutico.

Lo stato dei rinoceronti è peggiorato drammaticamente in appena 10 anni, portando ben 4 delle cinque specie sull’orlo dell’estinzione, il tutto causato da una bufala. Avreste mai pensato che una bufala potesse avere ripercussioni così pesanti nella realtà?

Credo che questo sia un ottimo esempio di quanto bufale e pseudoscienze possano essere pericolose. La prossima volta che sentierete qualcuno parlare della pericolosità delle bufale (o “fake news”, come va di moda chiamarle ora) e della necessità di fare qualcosa per fermarle, non liquidate tutto come se fosse una sciocchezza e pensate ai rinoceronti, pensate a quanti altri disastri potrebbe provocare la prossima bufala diffusa in rete o dai media.

Per approfondire consiglio questo articolo di Query, la rivista del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze).

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

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