Alessia Ciccotti

[Carte di identità] L’orso bruno marsicano

by Alessia Ciccotti on

Sui social da tempo troviamo articoli, foto e video di orsi, come l’ormai nota Gemma, che si aggirano senza paura tra le stradine dei paesi dell’Abruzzo, dentro o alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La notizia è stata trasmessa anche dai telegiornali, ma continua a sorprendere, e c’è chi parte solo con la speranza di incontrarli.

Questo fenomeno è noto come “Orsi problematici/confidenti”, cioè orsi spinti, dalla ricerca di cibo, a raggiungere i paesi e i casolari più vicini al loro habitat. La frequentazione delle aree antropizzate va sempre più intensificandosi. Tutto questo dipende da diversi fattori, quali: le abitudini alimentari locali degli orsi, le modalità con cui vengono praticate le attività agricolo-pastorali e l’abbondanza di cibo disponibile nell’area. Il conflitto, che questo comportamento dell’orso innesca con le comunità locali, è inasprito anche dalla paura di potenziali aggressioni. L’orso sembra non aver più paura dell’uomo, anche se esso è la principale minaccia della sua estinzione.

Ma andiamo a conoscere nel dettaglio questi nuovi “concittadini”. Ecco la loro “carta d’identità”.

foto presa da www.ecotur.org

Nome: Ursus arctos marsicanus

Dimensioni: i maschi sono molto più grandi delle femmine e hanno un peso di circa 100- 150 kg ed una lunghezza massima di 150 – 180 cm.

Vita: 35-40 anni in cattività, mentre in natura raggiungono i 20 anni.

Habitat: Il bosco rappresenta l’habitat più importante per l’orso: in esso trova rifugio, tranquillità e cibo. Non è raro comunque che l’orso frequenti, a seconda delle stagioni, le praterie di alta quota o i coltivi di fondovalle.

Alimentazione: L’orso è un animale onnivoro, si nutre cioè sia di piante che di animali, anche se la sua dieta è costituita per l’80% da vegetali. La sua alimentazione varia stagionalmente a seconda di ciò che la natura offre: bacche e frutti di bosco, insetti e larve, miele, carcasse di animali. La sua bacca preferita è sicuramente il ramno (Rhamnus alpina), che matura in tarda estate sulle montagne del Parco e di cui fa grandi scorpacciate.

Riproduzione: A maggio inizia per gli orsi il periodo degli amori. Sia i maschi che le femmine possono accoppiarsi con più individui nella stessa stagione e di conseguenza i piccoli di una stessa cucciolata possono essere di padri diversi.

Prole: A febbraio, durante il periodo di latenza invernale, la femmina partorisce da 1 a 3 cuccioli. Al momento della nascita i piccoli pesano meno di 500 grammi e dipendono completamente dalla mamma. Grazie al latte materno, particolarmente ricco di grassi, gli orsacchiotti riescono a crescere rapidamente per affrontare lo svezzamento in estate. I piccoli rimangono con la madre per più di un anno.

Segni di presenza: Non è così impossibile trovare nei boschi tracce lasciate dagli orsi come: le orme, dove l’ anteriore è visibilmente differente da quella posteriore; gli escrementi, che cambiano di forma e colore in base a ciò che l’orso ingerisce; i sassi rovesciati per cercare insetti; i peli e i graffi.

Curiosità: L’orso ha un udito molto sviluppato ed un olfatto acutissimo che lo aiuta nella ricerca del cibo. A differenza dell’olfatto e dell’udito, la vista è invece piuttosto mediocre. Il verso dell’orso si chiama ruglio. Ai primi freddi, quando il cibo comincia a scarseggiare, gli orsi vanno alla ricerca di un rifugio asciutto e sicuro dove trascorrere l’inverno. Nella tana l’orso cade in una sorta di letargo, che gli consente di far fronte alle basse temperature e alla mancanza di cibo. Non si tratta però di un letargo vero e proprio: a differenza di altre specie, gli orsi mantengono un buon grado di reattività agli stimoli esterni e possono addirittura uscire fuori dalla tana durante le belle giornate invernali. In questo periodo non si alimentano e sopravvivono grazie al grasso accumulato in autunno che funziona, sia come riserva energetica, che da isolante termico.

Stima della popolazione: Simbolo del Parco d’Abruzzo, l’orso bruno marsicano è una sottospecie differenziata geneticamente dagli orsi delle Alpi e dunque rappresenta un endemismo esclusivo dell’Italia centrale. Grazie ai monitoraggi genetici si è potuta stimare una popolazione di circa 50 esemplari nel territorio del Parco e zone limitrofe, con circa 10-12 femmine in età riproduttiva.

Consigli per l’osservazione: L’orso ha un carattere elusivo e solitario e non ama essere disturbato, è quindi consigliata un’osservazione accompagnata da professionisti: non di certo per il suo carattere, che è mite e tranquillo, ma soltanto per non disturbarlo e poterne apprezzare a pieno il valore. I periodi migliori per le osservazioni sono la primavera, dove è possibile scorgerlo al pascolo nelle radure di bassa quota, e in tarda estate, mentre si ciba delle sue bacche preferite. Raccomandiamo di eseguire sempre le osservazioni ad una congrua distanza, magari con l’aiuto di binocoli e cannocchiali ed inoltre consigliamo di non “profumarsi” troppo perché l’orso è dotato di un olfatto particolarmente sviluppato.

Conservazione: Per la IUCN, l’orso bruno marsicano, sottospecie con caratteristiche genetiche e comportamentali uniche al mondo, ricade nella categoria in Pericolo Critico (CR), secondo i criteri C2a(i,ii) e D. Gli individui, concentrati in una sola piccola popolazione a scarsissima variabilità genetica, sono continuamente minacciati da fenomeni di bracconaggio e da fattori di mortalità accidentale di origine antropica, diretta ed indiretta. Questo fa si che non si registri una ripresa né demografica né di areale da diversi decenni. Per questo si auspica una maggiore attenzione, da parte delle autorità competenti, nello sviluppo e nella messa in atto d’efficaci misure di conservazione, per minimizzare le perdite “non naturali”, conservare gli habitat in quantità e qualità sufficiente e soprattutto per evitare i continui avvicinamenti dell’orso nei centri abitati.

Alessia Ciccotti

 

Alessia Ciccotti

Written by: Alessia Ciccotti

Dottoressa magistrale in Scienze del Mare e del Paesaggio Naturale, con la passione per la divulgazione scientifica, la fotografia naturalistica, i viaggi e per l’insegnamento della scienza ai più piccoli.

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