Un assaggio del canyon del rio Sass

by Ivan Berdini on

La Val di Non si trova in Trentino Alto Adige, in provincia di Trento, ed è famosa per le sue vaste coltivazioni di mele che sono il suo prodotto principale. Alcune delle marche più famose di mele hanno infatti i loro frutteti proprio in questa valle. Ma oltre ai prodotti ortofrutticoli, la Val di Non ospita anche meraviglie naturali di rara bellezza che ho avuto occasione di esplorare nel corso degli anni, come il canyon del rio Sass.

Veduta del canyon e delle sue passerelle

Il fiume Sass

Il rio Sass è un torrente che attraversa il paese di Fondo, situato nell’alta Val di Non, che ospita circa 1.500 persone e si trova a 1.000 metri di quota. Il paese è una tappa obbligata per poter accedere al canyon il cui ingresso è a pagamento e contingentato. Ma la particolarità di questa cittadina è proprio il fatto che si sviluppi sopra il canyon, che costituisce una stretta fenditura che lo attraversa e che si può vedere passeggiando per le sue strade. Non è un caso che il paese si trovi proprio lì, infatti in passato tutti gli scarichi defluivano all’interno del canyon e quelli dell’acqua piovana vi finiscono ancora oggi. A causa di questo fatto il rio Sass, nei decenni passati è stato sottoposto a una massiccia bonifica ambiantale per poter riportare questa meraviglia naturale al suo antico splendore.

Per avere un assaggio gratuito di ciò che si vedrà nel canyon conviene parcheggiare fuori dal paese, sulle rive del lago Smeraldo, un bacino artificiale creato nel 1965 sbarrando il corso del rio Fondo. Dal lago, è possibile arrivare in paese percorrendo una passerella metallica che attraversa la fenditura scavata proprio dal rio Fondo, che poi si allarga in un canyon vero e proprio. Il rio fondo si immette nel rio Sass all’interno dell’abitato di Fondo.

Giunti in paese è necessario recarsi presso il municipio, dove la cooperativa che si occupa di organizzare le visite ha la propria sede. Il biglietto dà diritto alla visita guidata e all’attrezzatura protettiva, che consiste in un elemetto e una mentellina impermeabile. Si tratta di un’escursione che si può fare in tutta sicurezza ed è adatta anche ai bambini, le uniche persone per cui non è indicata sono quelle che soffrono di vertigini. C’è però il problema è il tempo di attesa, infatti capita spesso che la cooperativa abbia difficoltà a gestire l’elevato numero di visitatori, quindi può succedere di dover aspettare ore per la visita o addirittura potrebbe non esserci posto. Conviene prenotare contattando la coopertiva mediante l’apposito sito ufficiale per essere certi di trovare posto in uno dei gruppi, in caso invece si debba aspettare si può visitare il paese di Fondo e gustare la cucina locale.

Il canyon

La visita inizia dal punto in cui il Rio Fondo si getta nel Rio Sass, infatti l’ingresso dell’orrido si trova poco oltre. In questa fase è interessante notare dal basso come la città di fondo e l’orrido siano intimamente legate.

Il canyon è stato scavato dal Rio Sass all’interno della dolomia nel corso dei millenni, arrivando in alcuni punti anche a 50 metri di profondità. Nella sua opera demolitrice ha attraversato rocce antiche di milioni di anni e ha portato alla luce anche numerosi fossili di molluschi bivalvi, ben visibili durante la visita.

Tutta l’escursione di svolge sopra passerelle metalliche e dura oltre un’ora e mezza, per 145 metri totali di dislivello. In alcuni punti l’acqua si trova 40 metri più in basso della passerella e se ne sente solo il fragore generato da vorticose cascate, che sono visibili in altri punti. La larghezza del canyon va da circa 30 metri a 25 centimetri in alcuni punti, dove si può fare un po’ di fatica a passare. Naturalmente questi sono i punti più divertenti! Nel seguente breve video potete avere un assaggio del rumore che si sente durante l’escursione.

La spettacolarità di questo orrido è unica e percorrendolo si possono vedere incredibili giochi di luce, vegetazione lussureggiante per via della forte umidità (in alcuni punti sembra quasi di trovarsi in una foresta tropicale), cascate fragorose e spumeggianti, colonie di alghe rosse che infuocano le rocce bianche, tante rocce dalla forma bizzarra e tanti fossili. Addirittura alla fine del percorso fa la sua comparsa anche una diga di tronchi del XVIII secolo, che alimentava l’attiguo centro termale ormai in rovina da più di un secolo. Se si è fortunati di possono incontrare anche degli animali, io per esempio ho avvistato alcune trote e addirittura un ghiro (che ovviamente non ho fatto in tempo a fotografare).

In definitiva, il Canyon di Fondo è un luogo spettacolare che vale la pena di vedere se capitaste in Val di Non. Ammirarlo ascoltando dalla guida la storia della sua bonifica ambientale fa riflettere su quante meraviglie si celino negli ambienti naturali, che spesso sono molto delicate e bisognose di protezione. Vi lascio ora a uno slideshow con un po’ di fotografie che ho scattato durante la mia visita nell’agosto 2016.

Prossimamente parleremo invece di un’altra meraviglia della Val di Non: il lago Tovel.

 

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

6 Comments

Ezio Bonsignore

Immagino che Lei sia al corrente delle “discussioni”, diciamo così, circa i veri motivi della scomparsa dei crostacei che provocavano lo spettacolare arrossamento del lago… fenomeno che io sono abbastanza vecchio da aver visto da bambino…

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Ivan Berdini

So che il lago Tovel diventava rosso fino al 1964 per via della fioritura di un’alga monocellulare, un dinoflagellato, e che nessuno è ancora riuscito a spiegare con certezza il motivo per cui tale fenomeno sia cessato. Lei a che discussioni si riferisce?
Comunque doveva essere uno spettacolo incredibile!

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Ezio Bonsignore

Sì, era uno spettacolo incredibile – anche perché dipendeva dalla temperatura (le alghe salivano in superficie), e quando il fenomeno di innescava, si vedeva il lago diventare rosso nel giro di una mezz’oretta.

Comunque le discussioni (beninteso, non ufficiali) vertono su questo:
in genere, si dice che l’alga sia sparita a causa dell’inquinamento (non meglio precisato). C’è invece chi sostiene che la realtà sia esattamente opposta, e che il fenomeno sia cessato a causa di un eccesso di zelo ecologico. Sarebbe cioè successo questo: in alto attorno al lago c’erano ovviamente delle malghe per l’alpeggio dei bovini, le cui deiezioni finivano inevitabilmente nel lago stesso. Nei primi anni ’60 qualcuno cominciò ad allarmarsi per la cosa, organizzò una campagna di “protezione dell’ambiente”, e alla fine le autorità obbligarono gli allevatori ad abbandonare gli alpeggi. Risultato: le alghe morirono, perché in precedenza sopravvivevano appunto in quanto il lago era un ambiente eutrofico, ricchissimo di sostanze nutritive.

Mi scuso per aver parlato di crostacei. Stavo pensando al fatto che qualche anno fa, si era parlato più o meno seriamente di ricreare il fenomeno importando i crostacei che provocano un identico arrossamento in un lago messicano.

Ivan Berdini

Conoscevo la teoria legata all’inquinamento, che però sembra non reggere a causa del fatto che la zona del lago è effettivamente poco inquinata, anzi è piuttosto ben conservata. Non conoscevo invece questa teoria legata agli alpeggi, che però mi sembra plausibile: senza l’azoto generato dal bestiame l’ambiente lacustre ha smesso di essere eutrofico e l’alga ha smesso di fiorire. Se così fosse sarebbe anche abbastanza semplice ripristinare l’arrossamento, perché basterebbe spargere una certa quantità di nitrati nella stagione giusta.
La ringrazio per la segnalazione, proverò a documentarmi maggiormente sulla questione che sembra piuttosto interessante.

PS riguardo i crostacei, spero che nessuno ne importi mai perché immettere una specie aliena in un ambiente causa sempre disastri, e credo sia un prezzo troppo alto per attirare qualche turista in più.

Ezio Bonsignore

Lieto di esserLe stato utile. Circa i crostacei messicani: certo, allora tanto varrebbe riempire il lago di vernice… Credo che l’idea fosse poco più di una boutade, venuta in mente a qualcuno della Pro Loco forse a causa di eccessivi assaggi di grappe locali…

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Ivan Berdini

Quello delle faune aliene è un problema enorme, prossimamente parleremo anche di quello!

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