Alessia Ciccotti

La Roccia dell’Elefante Made in Italy

by Alessia Ciccotti on

Spesso sui social ci imbattiamo in foto spettacolari di rocce modellate da agenti naturali, rimanendone fortemente colpiti. L’ultima, che sta spopolando sul web, è la Elephant Rock, una roccia ‘scoglio’ a forma di elefante, situata sull’Isola di Heimaey, nel sud ovest dell’Islanda.

Oggi però voglio parlarvi sì di una roccia, ma rigorosamente Made in Italy.

Roccia dell’Elefante lungo la statale 134 dell’Anglona a Castelsardo (Foto di Wikipedia)

Ci troviamo in Sardegna, precisamente a Castelsardo, sulla statale 134 dell’Anglona. Questa roccia, che ha un’altezza di circa quattro metri, si trova proprio sul ciglio della strada. Nel 1914 lo studioso Edoardo Benetti fu il primo ad associare ad un elefante la sua originale forma, che sino ad allora era conosciuta, anche in documenti ufficiali, con il nome dialettale Sa Pedra Pertunta (la pietra traforata), evidente richiamo alla sua particolare conformazione.

Chi da Castelsardo percorre la via Nazionale che conduce a Sedini, d’un tratto si trova di fronte ad uno strano spettacolo. Un gigantesco elefante, tre volte più alto degli enormi mamhut preistorici, par che esca dalla giungla e s’incammini verso la montagna” (Edoardo Benetti)

Originariamente la Roccia dell’Elefante, grosso masso trachitico e andesitico, di forte color ruggine, faceva parte del complesso roccioso del Monte Castedazzu. La storia narra che questa Pedra Pertunta si è staccata dal monte e, precipitata a valle, si è posizionata dove si trova tutt’ora. A causa del fenomeno erosivo prodotto dal vento, nel corso dei secoli, ha assunto l’aspetto di un pachiderma seduto con la proboscide rivolta verso la strada.

Ma le bellezze di questa roccia non finiscono qui.

Oltre ad una certa importanza turistico-paesaggistica, la roccia dell’Elefante riveste anche una notevole rilevanza archeologica per le due Domus de Janas (che in sardo significa “casa delle fate”), posizionate al suo interno. Strutture sepolcrali preistoriche molto diffuse in Sardegna, che testimoniano la vita sull’Isola dal Neolitico.

Domus de Janas: stritture sepolcrali del III millennio a. C. (Foto di Wikipedia)

Le domus de janas, realizzate in due momenti successivi, sono posizionate su due diversi livelli. Quella superiore, la prima ad essere scavata, presenta soltanto tre vani e manca del padiglione coperto che la precedeva, probabilmente crollato insieme al prospetto della tomba. Il secondo ipogeo, che si apre più sotto, risulta al contrario molto ben conservato: è formato da quattro vani ed originariamente era preceduto da un dromos, ossia un breve corridoio, in parte coperto ed a cielo aperto nel tratto iniziale. È accessibile tramite uno stretto portello quadrangolare di 0,50 per 0,55 m. Di notevole interesse la presenza di una protome bovina, elemento decorativo comune a diverse domus de janas, scolpita in rilievo sulla parete di una celletta. Il suo particolare stile curvilineo, che denota una fase artistica piuttosto evoluta, permette di far risalire la costruzione della tomba alla prima metà del III millennio a.C. Probabilmente rappresentano il concetto di rigenerazione.

Protome bovina scolpita in rilievo sulla parete di una celletta (Foto di Wikipedia)

Sono inoltre presenti i segni delle credenze di continuità tra vita e morte, mondo terreno e ultraterreno, che caratterizzavano la civiltà prenuragica.

Se siete amanti della natura, dell’archeologia o, più semplicemente, vi siete incuriositi, approfittatene e visitate la Roccia dell’Elefante. Ne varrà la pena!!!

Alessia Ciccotti

Alessia Ciccotti

Written by: Alessia Ciccotti

Dottoressa magistrale in Scienze del Mare e del Paesaggio Naturale, con la passione per la divulgazione scientifica, la fotografia naturalistica, i viaggi e per l’insegnamento della scienza ai più piccoli.

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