La differenza tra mimetismo e criptismo

by Ivan Berdini on

La parola “mimetismo” evoca nella mente animali come il camaleonte, che cambia colore per confondersi con lo sfondo, cosa che fanno anche (e molto meglio) i Cefalopodi come la seppia qui sotto.

Esemplare di seppia che si confonde con lo sfondo, riuscite a vederla? (Di Peter Southwood – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31743086)

In realtà qui si tratta di criptismo, mentre il mimetismo è cosa ben diversa. Facciamo un po’ di chiarezza?

Il mimetismo criptico, o criptismo

Il criptismo è la capacità di un organismo di confondersi con l’ambiente circostante. Ciò serve principalmente alle prede per non farsi individuare dai predatori, mentre i secondi sfruttano tale capacità per cercare di nascondersi per avvicinarsi alle prede più facilmente. A volte tale capacità è definita anche mimetismo criptico.

Gli esempi di criptismo sono molteplici e a volte riescono anche a essere spettacolari, anche se si tratta di una capacità piuttosto comune. Per esempio: vi siete mai chiesti per quale motivo un leone abbia il manto di quel colore giallino? Perché un simile manto gli permette di confondersi nell’erba alta della savana in modo da avvicinarsi il più possibile alla preda. Ma non serve andare in luoghi esotici per vedere splendidi esempi di criptismo, dato che ne abbiamo anche qui da noi.

Un “insetto foglia” (Di Nessun autore leggibile automaticamente. Else presunto (secondo quanto affermano i diritti d’autore). – Nessuna fonte leggibile automaticamente. Presunta opera propria (secondo quanto affermano i diritti d’autore)., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=492260)

Gli “insetti foglia” (ordine dei Fasmidi) sono un ottimo esempio di criptismo, infatti riescono a nascondersi sulle piante imitando la forma e il colore di uan foglia, riuscendo così a evitare i predatori.

L’esempio forse più spettacolare di criptismo è la “mantide orchidea”, ovvero la Hymenopus coronatus, che si può trovare nelle foreste del Sud-Est Asiatico.

Si trova nel centro dell'immagine, la testa è in basso a destra

Si trova nel centro dell’immagine, la testa è in basso a destra (By Philipp Psurek – Own work, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6385085)

Forte del suo incredibile criptismo, la mantide resta immobile sui fiori in attesa che passi un insetto adatto a diventare una preda, che viene catturato per mezzo dello scatto fulmineo dei suoi arti raptatori (ossia il primo paio di zampe, caratterizzato dalla forma particolare). Naturalmente esistono migliaia di esempi e potremmo andare avanti all’infinito.

Che cos’è invece il mimetismo?

Il mimetismo propriamente detto è la capacità di un organismo di imitarne un altro. Ne esistono tre tipi.

Mimetismo bastesiano

Identificato da Henry Walter Bates, consiste nella capacità di un animale del tutto inerme di imitarne uno che invece è pericoloso e perfettamente in grado di difendersi. Tale capacità permette di salvarsi spesso dalla predazione, dato che il predatore preferisce evitare di rischiare attaccando qualcosa di pericoloso o di cui ha un brutto ricordo causato da tentativi dolorosi passati. Vediamo un esempio:

Di Trounce – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2003702

Di Ian Kimber – Photo by Ian Kimber of ukmoths.org.uk who kindly granted permission by e-mail to use under a GFDL and/or CC-BY-SA license., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1313245

Quella sopra è una vespa che non ha bisogno di presentazioni: è un animale aggressivo capace di infliggere punture dolorose, quindi esattamente il tipo di animale da cui la gran parte dei predatori si tiene alla larga. E quella nella seconda fotografia cos’è? Si tratta di una farfalla (o meglio, di una sfinge) della specie Sesia bembeciformis, che al contrario della vespa è del tutto inerme e incapace di difendersi in caso di attacco, quindi per lei è vantaggioso imitare colori e aspetto della vespa in modo da confondere i predatori, che nel dubbio preferiscono lasciarla in pace. Anche in questo caso sarebbe possibile portare migliaia di esempi diversi.

Mimetismo mülleriano

In questo caso invece alcune specie animali filogeneticamente lontane (quindi non strettamente imparentate tra loro) e tutte inappetibili o velenose, tendono ad assumere gli stessi colori e la stessa livrea. Ciò ha il vantaggio di creare una specie di “codice” univoco per i predatori, i quali sanno di dover evitare tutto ciò che presenti la medesima colorazione aposematica (cioè colori particolarmente sgargianti che avvertono del pericolo). Il vantaggio sta nel numero ridotto di esemplari che vengono sacrificati affinché i predatori imparino la lezione, che è molto inferiore a quello che sarebbe necessario se ogni specie inappetibile presentasse una differente colorazione, dato che ogni esemplare di ogni specie predatrice dovrebbe imparare con un differente “assaggio”.

Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=562404

Di Lucarelli – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7247386

Quella sopra è una sfinge della specie Zygaena ephialtes, sotto invece ne abbiamo un’altra della specie Amata phegea. Come si può notare, è molto difficile distinguerle se non per dei piccoli dettagli nonostante si tratti di specie differenti e appartenenti a diverse famiglie di Lepidotteri.

Mimetismo emsleyano o mertesiano

In questo terzo e ultimo caso, si ha una specie molto velenosa che ne imita una che invece è notevolmente meno pericolosa. Questa capacità paradossale serve in realtà a risolvere un problema degli animali molto velenosi: non c’è vantaggio a uccidere i propri predatori, dato che questi non possono imparare la lezione in modo da evitare in futuro di attaccare quella specie, quindi la perdita di individui si mantiene sempre a livelli elevati. Invece per una specie molto velenosa è meglio imitare la colorazione aposematica di una specie meno pericolosa, così da sfruttare a proprio vantaggio l’esperienza che i predatori hanno già fatto cercando di nutrirsti della specie meno velenosa. Un buon esempio di ciò è il serpente corallo (Micrurus fulvius, un elapide imparentato coi ben più famosi cobra e mamba) che pur possedendo un veleno letale, imita la colorazione aposematica del “falso corallo” (Anilius scytale) e del “serpente del latte” (Lampropeltis triangulum) che invece sono dotati di veleni meno potenti e appartengono a famiglie differenti.

Micrurus fulvius, il serpente corallo (Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=456892)

Anilius scytale, il “falso corallo” (Di Bernard DUPONT from FRANCE – False Coral Snake (Anilius scytale), CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=40775156)

Lampropeltis triangulum, il “serpente del latte” (Di L’utente che ha caricato in origine il file è stato BillC di Wikipedia in inglese – Trasferito da en.wikipedia su Commons., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2663201)

Naturalmente sia criptismo che mimetismo (di tutti i tipi) pongono degli interessanti problemi di natura evolutiva, dato che risulta molto complesso riuscire a ricostruire il percorso che ha portato la selezione naturale a produrre aspetti e livree che a volte hanno dell’incredibile. Ma questo è un problema che affronteremo prossimamente.

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

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