[Aggiornato] ExoMars, un successo a metà per Italia ed Europa

by Ivan Berdini on

Lo scorso 19 ottobre, come ormai tutti sappiamo, il lander europeo Schiaparelli ha tentato un “ammartaggio”, cioè ha provato a scendere sul suolo di Marte. Ma andiamo con ordine.

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Logo dell’ESA (https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=728072)

ExoMars è una missione spaziale in collabotazione tra ESA (Agenzia Speziale Europea) e Roscosmos (l’agenzia spaziale russa) divisa in due fasi. La prima è iniziata il 14 marzo 2016 col lancio dell’orbiter TGO (Trace Gas Orbiter), con a bordo il lander Schiaparelli, e giunto nell’orbita marziana il 19 ottobre scorso. L’orbiter si occuperà di analizzare l’atmosfera marziana e farà da tramite tra il lander e la Terra. Il lander invece, denominato Schiaparelli (un celebre astronomo italiano che studiò il pianeta rosso nel XX col suo telescopio), è stato concepito come una stazione meteorologica alimentata a batterie, il cui compito era quello di “ammartare” (quindi scendere su suolo marziano) sulla Meridiani Planum per sperimentare il sistema di discesa che sarà utilizzato dalla seconda missione ExoMars, il cui lancio è previsto per il maggio del 2020, e che poterà su Marte il primo rover europeo.

Modello del lander Schiaparelli (Di Pline – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26837226)

Il modulo Schiaparelli era stato in gran parte progettato e realizzato dalla ASI (Agenzia Spaziale Italiana), il nostro paese infatti è molto attivo nel campo della ricerca astronautica ed è un partner di primo piano dell’ESA.

La missione ExoMars è andata perfettamente fino all’ultimo minuto, infatti l’orbiter funziona bene e il lander si è sganciato secondo i piani e ha iniziato la sua discesa verso Meridiani Planum, durante la quale ha raccolto dati sull’atmosfera. Poi, un minuto prima di toccare il suolo marziano, i contatti con la sonda sono andati persi del tutto e ogni tentativo di ripristinare il collegamento è stato vano. Il mistero è stato in parte svelato da una fotografia scatatta da MRO (Mars Reconnaissance Orbiter), un orbiter NASA, che ha individuato le tracce dello schianto del lander e del suo paracadute. Qui per approfondire.

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Punto di impatto del lander Schiaparelli (Di NASA, missione NRO)

A quanto sembra, i retrorazzi che avrebbero dovuto rallentare Schiaparelli hanno funzionato in modo parziale, quindi la sonda è arrivata a terra con una velocità troppo elevata che le è stata fatale. L’atmosfera di Marte infatti è piuttosto insidiosa: è abbastanza densa da provocare forti effetti di surriscaldamento durante la fase di discesa delle sonde, ma non abbastanza da frenarle a sufficienza con un paracadute, come invece accade sulla Terra dove l’atmofera è decine di volte più densa e quindi oppone molta più resistenza. Per frenare su Marte quindi si devono usare sistemi differenti, come il paracadute più retrorazzi usati da Schiaparelli e da moltisse altre missioni precedenti (come Curiosity), oppure dal paracadute più il “rimbalzo” su palloni gonbiabili, usato da Mars Pathfinder, Spirit e Opportunity.

Test dei palloni del Mars Pathfinder

Test dei palloni del Mars Pathfinder (Di NASA – Great Images in NASA Description, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6448663)

Purtroppo le missioni spaziali sono molto complesse e ci sono davvero tantissime cose che possono andare storte e non funzionare come invece avrebbero dovuto. E’ il caso di Schiaparelli ma anche del precedente lader europeo, Beagle II, la cui fine è stata più o meno simile. Ma anche la NASA e la Roscosmos hanno perso sonde nel tentativo di ammartare: come possiamo vedere da questo opuscolo preparato nel 2012 in occasione dell’arrivo di Curiosity su Marte, solo sei delle quindici missioni precedenti erano ammartate con successo.

Per quanto riguarda ExoMars, invece, non resta che attendere fotografie ad alta risoluzione del luogo dello schianto, che dovrebbero essere scattate dai satelliti in orbita intorno a Marte nei prossimi giorni. Speriamo che i dati raccolti dall’ESA siano sufficienti per permettere al rover della seconda missione di scendere con successo sul suolo marziano.

AGGIORNAMENTO: qui viene spiegato cosa è accaduto al lander Schiaparelli e quale sia il malfunzionamento che lo ha fatto schiantare.

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

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