Lista rossa (red list) IUCN, che cos’è e a cosa serve?

by Ivan Berdini on

Sicuramente è capitato a tutti di cercare informazioni su qualche pianta o animale in rete. Spesso si approda sulla famosa Wikipedia (ricordatevi però che è da usare con cautela perché spesso non è molto affidabile), la quale presenta sotto la fotografia dell’animale (o pianta) in questione una piccola immagine come questa:

immagine

Da Wikipedia

Vi siete mai chiesti che cosa significhino quelle sigle all’interno dei cerchi?

Cos’è la IUCN?

Si tratta di una serie di sigle che indicano le categorie elaborate dalla IUCN, le quali classificano le specie in base al loro stato di conservazione. La IUCN è un’organizzazione internazionale non governativa, con sede a Gland (Svizzera), che si occupa di conservare le specie e il loro ambiente naturale, infatti il nome come completo dell’organizzazione è International Union for the Conservation of Nature (unione internazionale per la conservazione della natura). Il suo compito principale consiste nella compilazione delle liste rosse (red list) delle specie che rischiano l’estinzione, che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sul tema della conservazione delle specie. Qui il sito ufficiale dell’organizzazione, da qui invece si accede a quello della sezione italiana.

logo IUCN

Logo della IUCN (Di IUCN – Vectorized in Inkscape by Mysid from http://cms.iucn.org/img/logo.gifTransferred from en.wikipedia by SreeBot, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17359311)

Le categorie IUCN

Per stabilire il grado di minaccia la IUCN si serve dei dati forniti da esperti in zoologia o botanica, che vengono valutati in base a precisi parametri. In particolare vengono valutate le dimensioni della popolazione della specie sotto esame, la sua tendenza al declino e le dimensioni dell’area in cui essa è distribuita. Una volta completata, la valutazione permette di assegnare ogni specie a una categoria che ne descrive lo stato di conservazione. Le categorie IUCN sono:

  • NE, Not Evalutated. La specie non è stata valutata (di solito non presente su Wikipedia).
  • NA, Not Applicable. L’analisi secondo i parametri consueti non è applicabile alla specie in esame (di solito non presente su Wikipedia).
  • DD, Data Deficient. Non si hanno dati sufficienti per procedere alla valutazione (di solito non presente su Wikipedia).
  • LC, Least Concern. La categoria di rischio minimo, in cui si trovano tutte le specie più comuni e diffuse.
  • NT, Near Threatened. La specie è vicina a essere minacciata, ma non rientra in nessuna delle categorie successive.
  • VU, Vulnerable. La popolazione della specie è diminuita del 50% in dieci anni, o il suo areale è calato sotto i 20.000 km2, oppure il numero di individui fertili è inferiore a 10.000.
  • EN, Endangered. La popolazione della specie è diminuita del 70% in dieci anni, o il suo areale è calato sotto i 5.000 km2, oppure il numero di individui fertili è inferiore a 2.500.
  • CR, Critically Endangered. La popolazione della specie è diminuita del 90% in dieci anni, o il suo areale è sceso sotto i 100 km2, oppure il numero di individui fertili è inferiore a 250.
  • RE, Regionally Extinct. La specie si è estinta in una regione geografica nella quale un tempo era diffusa.
  • EW, Extinct in Wild. La specie si è estinta in natura ed esiste solo in cattività.
  • EX, Extinct. La specie si è estinta del tutto.

Naturalmente qui ho semplificato parecchio, in realtà l’attribuzione delle specie alle categorie segue criteri complessi e rigorosi.

Le liste rosse

Una volta completata la valutazione delle specie, vengono compilate apposite red list delle specie più a rischio. Qui si trova la red list mondiale, che contiene tutte le specie finora valutate, mentre qui invece si possono scaricare le liste rosse compilate finora per l’Italia (che vi ricordo, è caratterizzata dalla biodiversità più elevata d’Europa).

Ho avuto la fortuna di presenziare come pubblico a un congresso della IUCN riguardante l’entomofauna europea e ho visto come lavorano, è stata un’esperienza interessante. Inoltre ho incontrato il loro metodo anche durante la produzione della mia tesi di laurea magistrale e devo dire che in effetti è molto utile: leggendo solo la sigla si capisce subito il grado di conservazione di una specie (di solito di piante o animali) e quanto sia minacciata di estinzione. Tale categorizzazione permette di concentrare gli sforzi per la conservazione su specie che rischiano seriamente l’estinzione, in modo da evitare di sprecare le preziose risorse già abbastanza scarse per la conservazione.

Esempi di specie e relative categorie IUCN

Vediamo ora qualche esempio di specie animali, facendo attenzione alla categoria in cui sono state classificate.

Rischio minimo

Oryctolagus cuniculus, meglio noto come coniglio (della varietà selvatica, per l’esattezza). La IUCN l’ha classifico come LC (rischio minimo) perché è una specie largamente diffusa, molto prolifica e ampiamente allevata, quindi di certo non rischia l’estinzione.

Prossimo alla minaccia

Gnorimus nobilis, un coleottero scarabeoideo (famiglia dei cetonidi, per l’esattezza) che si trova in tutta l’Europa tranne Sicilia, Sardegna e Irlanda. E’ classificato come NT (prossimo alla minaccia, nella red list italiana della fauna saproxilica) perché le foreste di latifoglie in cui vive sono sottoposte a una forte pressione antropica, che tende a convertirle in aree coltivate o urbane.

Vulnerabile

Phascolarctos cinereus, meglio noto come koala, è un curioso maruspiale che abita le foreste di eucalipto australiane, nutrendosi solo ed esclusivamente di tale pianta velenosa. Attualmente è considerato come VU (vulnerabile) a causa del drastico calo della popolazione provocato dalla caccia eccessiva cui è stata sottoposta la specie fino agli anni ’60 del XX secolo, quando è stata vietata. Da allora la popolazione è in ripresa e probabilmente la situazione del nostro famoso amico migliorerà col tempo.

In pericolo

Panthera tigris, la famosissima tigre. In realtà il nome comprende numerose sottospecie che vanno dalla Sibera fino alle isole di Sumatra e del Borneo, tutte in stato di conservazione differente e alcune sono addirittura estinte (la meno a rischio è la sottospecie siberiana). Ma la specie nel suo complesso è classificata come EN (in pericolo), a causa della distruzione del suo habitat che avviene principalmente dalla Cina in giù e a volte è drammatica sulle isole.

Rischio critico

Gorilla gorilla, il gorilla occidentale è considerato attualmente come CR (rischio critico) e quindi rischia concretamente di estinguersi in pochi decenni. Un tempo diffuso in tutta la parte occidentale dell’Africa tropicale, le principali minacce alla sua sopravvivenza sono il bracconaggio e la distruzione dell’habitat in cui vive.

Estinto in natura

Corvus hawaiiensis, il corvo delle Hawaii. Un tempo diffuso su tutte le isole maggiori dell’arcipelago, è estinto in natura dal 2002 ed è infatti classificato come EW. Fortunatamente è una specie facile da allevare in cattività e sono in corso tentativi di reintroduzione che si spera vadano a buon fine. Probabilmente la causa del suo declino è da cercare nelle numerose malattie avicole importate accidentalmente dalle attività commerciali, per esempio una patologia simile alla malaria che viene veicolata da una specie di zanzara che prima del XIX secolo non era presente alle Hawaii.

Estinto

Pinguinus impennis, volgarmete noto come alca impenne o “pinguino boreale”. L’ultimo esemplare di questa specie è stato avvistato nel 1852, da allora più nessuno. Tale specie è quindi classificata come EX, cioè del tutto estinta. L’estinzione è qualcosa di drammatico e di irreversibile, un po’ come la morte di un individuo, solo che qui si parla di un’intera specie. L’alca impenne somiglia moltissimo ai pinguini dell’Antartide pur non essendo affatto imparentata con essi per via di uno spettacolare caso di convergenza adattativa: vivevano nel nord Atlantico in modo del tutto analogo ai pinguini antartici e quindi ne condivideva la morfologia e l’etologia. Ciò avviene perché animali diversi in ambienti simili sono sottoposti a pressioni selettive simili e quindi tendono a evolvere caratteristiche simili.

Categorie e protezione

Purtroppo il fatto che una specie sia classificata dalla IUCN in una categoria “a rischio” non significa che quella specie sia anche legalmente protetta: sembra assurdo, ma la protezione di una specie è un atto di tipo legale e non sempre è facile convincere i legislatori dell’utilità di una simile azione, perché spesso i non addetti ai lavori hanno estrema difficoltà a capire che è importante proteggere e conservare anche specie all’apparenza insignificanti o poco importanti. Attualmente solo una piccola minoranza delle specie effettivamente a rischio a livello mondiale è anche protetta da un qualche tipo di meccanismo legale e questo e senza dubbio preoccupante.

In conclusione, la conservazione per l’ambiente è una cosa seria da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza e dispiace vedere quanto un tema così fondamentale venga banalizzato dai media, dai politici e dalle associazioni che in realtà dovrebbero occuparsi della sua protezione.

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

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