[Recensione] Il Museo Civico di Zoologia di Roma

by Ivan Berdini on

Al contrario di molte capitali europee, come Londra o Parigi, Roma non ha un museo di storia naturale. In effetti questo tipo di museo è proprio assente in o quasi in Italia, dove sono molto diffusi i musei artistici ma quelli scientifici sono piuttosto ignorati. L’unica eccezione è il MuSe di Trento, del quale mi sono già occupato qualche tempo fa.

Il Museo Civico di Zoologia (qui il sito ufficiale) è la cosa più simile a un museo di storia naturale che la città di Roma abbia da offrire.

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Monumento dell’alca impenne, dedicato a tutte le specie estinte per cause antropiche

Generalità del museo

Questo museo fu fondato nel 1932 e possiede un patrimonio di oltre 5 milioni di esemplari conservati, da gusci di pochi millimetri fino a una balenottera intera di 16 metri, il cui scheletro è appeso al soffitto. Le collezioni provengono in parte da quella della “Regia Università”, oggi Sapienza, da numerose donazioni private e addirittura da un’antica collezione pontificia. Infatti alcuni dei reperti sono vecchi di un paio di secoli, forse di più.

I reperti delle collezioni sono prevalentemente conchiglie, insetti conservati a secco (una delle più grandi in Italia), preparati tassidermici di vertebrati (prevalentemente uccelli e mammiferi), rettili e anfibi conservati in alcol, scheletri, parassiti in alcol più vari altri invertebrati conservati nello stesso modo. Alcuni esemplari conservati sono quelli di nuove specie scoperte da ricercatori del museo, che sono stati usati per la descrizione della specie e quindi ne costiuscono l’olotipo.

Oltre allo studio delle caratteristiche morfologiche e funzionali di una specie, le collezioni di animali conservati sono molto importanti perché costituiscono una “registrazione” della biodiversità nel momento della raccolta. Le collezioni di insetti o di uccelli dell’area romana, per esempio, sono molto utili per confrontare la faune del passato con quelle attuali. Questo permette di studiarne l’eventuale declino per sviluppare misure di protezione della biodiversità.

L’esposizione

Purtroppo però questa straordinaria collezione è in gran parte preclusa al pubblico ed è mostrata solo a studiosi che ne facciano richiesta. Questo prevalentemente per motivi di spazio e anche perché si tratta di un museo di tipo tradizionale. Infatti presenta preparati tassidermici o riscostruzioni ambientali con modelli ma niente di vivo, come potrebbero essere degli acquari. Le sezioni in cui è divisa l’esposizione sono:

  • Amori bestiali, dedicata a tutti gli adattamenti, a volte spettacolari, che riguardano il corteggiamento e la riproduzione. L’ho trovata piuttosto interessante, tra l’altro è l’unica sezione in cui si trovano dei veri insetti conservati oltre alle ricostruzioni.
  • Vivere al limite, illustra gli adattamenti degli animali che vivono in ambienti estremi come i deserti, i ghiacciai polari o le grotte. Particolarmente interessante è la riscostruzione di una grotta carsica con tanto di modelli dei numerosi animali bizzarri e quasi alieni che le abitano.
  • Barriera corallina, che ospita una riscostruzione di una sezione di barriera corallina in una sorta di acquario “finto”. Devo dire che non mi ha molto entusiasmato, forse complice il fatto che abbia visto una barriera vera all’Acquario di Genova circa 5 anni fa. Tuttavia l’opera di sensibilizzazione allo scopo di salvaguardarle è importante.
  • Zone umide del Lazio, questa sezione contiene una riscostruzione delle zone umide (paludi) un tempo numerose nella regione Lazio ma ormai quasi scomparse per via delle bonifiche. Sebbene possa capire che la malaria fosse un problema molto urgente, credo che si sia un po’ esagerato nell’opera di bonifica tanto da aver provocato dei disastri ambientali veri e propri, con l’estinzione di numerose specie endemiche delle paludi. Sebbene il tema di questa sezione sia importante per sensibilizzare il pubblico, devo dire di averla trovata poco interessante: non so se è un mio problema ma i modelli mi interessano assai poco, secondo me sarebbe stato molto più interessante ospitare un vero stagno in acquario con tanto di piante e animali tipici.
  • Collezione di Arrigoni degli Oddi, questa sezione ospita la collezione di uccelli di Ettore Arrigoni degli Oddi, uno dei più importanti ornitologi italiani vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX. La sua immensa collezione di esemplari tassidermici di uccelli è eposta in una sola sala e contiene di tutto, dai comuni passeri, passando per le maestose aquile reali e gli scaltri corvi, fino ai rari gipeti (ovvero l’avvoltoio alpino), insieme a tavole illustrative riguardanti la vita del conte Arrigoni. Interessante è la sala in cui si trova una ricostruzione del museo in stile ottocentesco, che era molto diverso dalla concezione moderna. Da segnalare è la presenza di alcuni esemplari di Pinguinus impennis, una specie che potremmo definire “pinguino boreale” ed estinta nel 1844 a causa della caccia eccessiva.
  • Rettili e anfibi, ospita preparati tassidermici, esemplari in alcol e alcuni fossili di anfibi estinti da milioni di anni. Sebbene piccola, è interessante data la presenza di animali che non si vedono comunemente come la salamandra gigante del Giappone (Andrias japonicus), che è l’anfibio più grande attualmente esistente (fino a oltre un metro di linghezza) e purtroppo prossimo alla minaccia di estinzione.
  • Mammiferi, è un insieme di preparati tassidermici di molti mammiferi, sia erbivori che carnivori. Credo sia molto utile per rendersi conto di quanto siano realmete grandi animali famosi ma che pochi di noi hanno visto dal vivo, per esempio io mi sono stupito per le dimensioni delle alci.
  • Scheletri, contiene molti scheletri di animali differenti e pone l’attenzione sulle differenze sviluppate a seconda dell’ambiente di vita, ossia il volo, il nuoto o la locomozione terricola. Il reperto più spettacolare è forse la balena intera appesa al soffitto, ma parecchi altri non sono da meno.

Conclusioni

In definitiva credo sia un museo da visitare per l’importanza dei temi che tratta, specialmente per quanto riguarda la salvaguardia delle specie in via di estinzione, sebbene creda che inizi a sentire il peso degli anni. Un rinnovo dell’esposizone di certo non potrebbe che fare bene alla struttura.

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Scansione del biglietto

Il biglietto di ingresso costa € 8, per i residenti all’interno del Comune di Roma è previsto un ridotto di importo pari a € 6 e l’ingresso gratuito ogni prima domenica del mese. In definitiva credo sia un buon posto per una passeggiata, considerando anche che si trova attiguo alla splendida Villa Borghese e al suo Bioparco (di cui parleremo più in là).

Concludo con qualche foto dell’esposizione del museo:

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La collezione di uccelli

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La collezione di scheletri

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La balena, conservata nella sala inferiore dedicata alle mostre temporanee

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Preparato tassidermico di un orso, ospitato nella riscostruzione della grotta carsica

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

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