[Recensione] Il MuSe di Trento

by Ivan Berdini on

Il MuSe è il museo delle Scienze di Trento, che ho avuto occasione di visitare negli ultimi giorni del 2015 e che ho trovato molto interessante.

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Il MuSe (qui il sito ufficiale) è stato inaugurato il 27 luglio 2013 e in pochissimo tempo si è affermato come uno dei più importanti musei scientifici italiani, non soltato per le collezioni e per la qualità dell’esposizione ma anche come esempio virtuoso di museo che funziona e che attira visitatori anche da lontano, un esempio che dovrebbe essere seguito da ogni altro museo italiano (almeno per quanto riguarda quelli scientifici).

Il fatto che questo museo funzioni è dimostrato dal numero di persone che l’hanno visitato, che ha raggiunto il mezzo milione dopo appena undici mesi di attività. Addirittura il giorno dell’inaugurazione del museo, nel luglio 2013, c’erano ben trentamila persone in coda davanti alla biglietteria.

Le origini del MuSe

Le origini di questo museo risalgono al 1922, quando fu fondato il Museo Civico di Storia Naturale di Trento, rinominato in Museo Tridentino di Scienze Naturali nel 1964, quando fu convenzionato con altre istituzioni museali e scientifiche presenti nella provincia. Era una struttura tutto sommato piccola a con collezioni limitate a flora, fauna e geologia del solo Trentino (o se preferite della Provincia Autonomia di Trento), ma le cose cambiarono nel 1992. In quell’anno infatti si insediò come direttore Michele Lanzinger, che dirige tutt’ora la struttura e che decise di scommettere sul suo museo, una scommessa che col senno di poi possiamo considerare vinta.

L’edificio che ospita il MuSe

Il nuovo direttore inizia ad ampliare le collezioni del museo, che da questo momento non è più soltanto dedicato alla provicia di Trento ma inizia a spaziare nelle scienze più in generale, questo comporta anche una massiccia riorganizzazione delle esposizioni che registrano un numero sempre crescente di visitatori. Negli anni 2000 l’amministrazione provinciale di Trento gli affida anche la gestione di quasi tutte le strutture museali del territorio, che vengono inglobate dal crescente museo.

Contemporaneamente la direzione promuove varie attività e progetti di ricerca, che sfociano nel 2006 con l’apertura di un piccolo centro di ricerca nel parco dei Monti Undzunga, in Tanzania. Nello stesso anno viene approvato dalla Provincia di Trento il progetto per la costruzione di una nuova sede del museo, dato che quella occupata fino a quel momento all’interno di Palazzo Sardegna era diventata ormai inadeguata a gestire le collezioni e il sempre crescente numero di visitatori.

La nuova sede, progetatta dal famoso architetto Renzo Piano, viene costruita in un nuovo quartiere residenziale edificato al posto degli stabilimenti Michelin di Trento, ormai dismessi da anni, nell’ambito di massiccio progetto di riqualificazione urbana. Piano ha disegnato un edificio che nei profili ricorda le montagne per cui il Trentino è famoso, lungo 130 metri e largo 35. Si sviluppa su sei livelli, di cui due interrati, per un totale di 12.600 metri quadrati che ospitano l’esposizione (permanente più mostre temporanee), uffici amministrativi, laboratori di ricerca e naturalmente i depositori, ovvero i luoghi dove sono immagazzinati i reperti non esposti al pubblico. Ben 600 metri quadrati sono occupati da una serra tropicale, ma nonostate la sua presenza l’edificio è stato insignito di varie certificazioni per il risparmio energetico.

Il museo oggi

L’ambiente senza dubbio più impressionante è l’ingresso del museo, la prima cosa che i visitatori vedono entrando, costituito da un grande atrio che attraversa cinque dei sei livelli della struttura per terminare in una terrazza panoramica. All’interno dell’atrio sono appesi numerosi reperti di tipo tassidermico e alcuni di tipo fossile, compreso uno scheletro completo di una balena che dà un tocco di spettacolarità in più.

Oltre alle collezioni di tipo tassidermico e palentologico, pregevoli ma piuttosto classiche per questo tipo di museo, la struttura ospita anche una piccola ma interessante mostra sulle origini della vita. Tale sezione dell’esposizione è dedicata all’esperimento di Miller e ai fossili delle prime forme di vita pluricellulari, tanto antiche quanto bizzarre. Molto interessanti sono anche le sezioni dedicate all’ecosistema alpino tipico del Trentino e all’evoluzione umana, quest’ultima ospita una piccola serie di statue di cera che illustrano lo stile vita dei nostri antenati. Una statua in particolare mi ha lasciato interdetto per il suo realismo quasi inquietante, potete ammirarla nella fotografia qui accanto.

Devo dire di aver trovato poco interessante la sezione dedicata alla salvaguardia dell’ambiente, perché è un po’ scontata dato che fornisce informazioni di cui i media sono pieni e con le quali siamo quotidianamente bombardati, inoltre l’esposizione non aveva nulla di originale nella presentazione. Ma questa è l’unica nota negativa che secondo me è da segnalare riguardo questo museo.

Diversamente dai classici musei di storia naturale, che di solito non ospitano animali vivi, il MuSe ospita anche una decina di acquari nei quali sono stati ricostruiti vari ambienti acquatici, compresi i laghi alpini che come tutte le acque interne sono spesso molto meno conosciuti rispetto alle acque marine. Gli ambienti dulcicoli infatti sono poco studiati e attirano poco l’attenzione del pubblico, quindi fare un’opera di sensibilizzazione sulla tutela di questo tipo di habitat è piuttosto importante perché non è raro che siano minacciati.

L’ambiente che personalmente ho trovato più spettacolare è la serra tropicale. Varcando le sue porte doppie si viene investiti da un gran numero di informazioni sensoriali che si possono provare solo in luoghi lontani migliaia di chilometri dall’Italia. Gli odori, il caldo umido soffocante e la vegetazione lussureggiante fanno quasi dimenticare di trovarsi in una valle alpina.

In conclusione il MuSe è assolutamente da visitare se vi trovare a Trento o nei dintorni, è un museo molto interessante e il biglietto costa appena 10 euro (prezzo esatto al momento della mia visita nel dicembre del 2015).

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L’immagine impressa sui biglietti

Questo caso dimostra una cosa: i musei possono essere un ottimo investimento, tutti i tipi di museo e non solo quelli artistici. Il MuSe è un esempio virtuoso che molte altre strutture italiane (e amministrazioni locali) dovrebbero seguire.

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

2 Comments

shevathas

Un ottimo caso di successo che sarebbe da studiare o imitare. Purtroppo molti in italia pensano che il compito della cultura non sia divulgare ed interessare ma distribuire buste paga. 🙁

Reply
Ivan Berdini

Purtroppo è vero, ci sono musei con collezioni molto superiori a quella del MuSe che sono quasi sconosciuti e/o hanno esposizioni mal organizzate, tutto a causa della miopia o dell’incapacità di chi dovrebbe gestirli. Un enorme spreco di potenziale.

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