Album di Famiglia – Homo habilis

by Ivan Berdini on

Facciamo un nuovo passo nella nostra direzione e parliamo di Homo habilis, la prima specie ad aver sviluppato una vera e propria forma di tecnologia, seppur primitiva. Questo salto di qualità fu reso possibile da un certo aumento di intelligenza e dall’evoluzione delle mani, che si specializzano in organi dedicati alla sola manipolazione grazie allo sviluppo della “presa di precisione”, ossia la capacità di manipolare piccoli oggetti mettendoli fra l’indice e il pollice.

Ricostruzione di un Homo habilis (Di Author of reconstruction unknown (klimaundmensch.de)Photographed by User:Lillyundfreya – Photographed at Westfälisches Museum für Archäologie, Herne, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1843470)

La prima specie del genere Homo

L’Homo habilis è una specie di Ominide comparsa nel Pliocene e vissuta fra 2,4 e 1,5 milioni di anni fa in Africa. Come ci suggerisce il suo nome, questa specie è “abile”, ossia inizia a presentare delle caratteristiche tipicamente umane, come l’abilità manuale. L’importanza di questa specie è elevata anche perché con essa compare il genere Homo, anche se i suoi esemplari non possono ancora essere definiti “umani” per via dell’aspetto ancora piuttosto scimmiesco e per via di altre caratteristiche ancora decisamente primitive come la mancanza di un linguaggio complesso e articolato.

Vediamo nel novità evolutive di questa specie:

  • Riduzione dei denti iugali (ossia premolari e molari) e dei canini;
  • Riduzione del dimorfismo sessuale nelle dimensioni dentali e somatiche;
  • Cranio dalle ossa più leggere, senza la cresta sagittale (dove si attaccano i muscoli masticatori) e dalla forma più arrotondata; la capacità cranica è intono ai 700 cm3;
  • Lo splancnocranio (ossia la faccia) è meno prominente degli Australopitechi, cosa che indica un maggiore volume intracranico;
  • Le mani e i piedi sono identici a quelli moderni.

Un Homo… abile

Questo ominide si è guadagnato l’appellativo “habilis” per via della grande quantità di pietra scheggiata che ha lasciato, una vera e propria forma di primitiva tecnologia che prende il nome di industria litica Olduviaiana (o di Modo 1), dal nome della gola di Olduvai (Tanzania) dove è stata scoperta insieme reperti fossili di habilis.

Di José-Manuel Benito – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=751814

Gli utensili sono nel complesso delle rozze pietre scheggiate: erano delle pietre che venivano scheggiate tramite percussione per ricavare una superficie tagliente, le schegge venivano gettate via e ne sono state ritrovate enormi quantità in molti bacini fossiliferi. L’Industria Olduvaiana indica con certezza che Homo habilis si nutrisse con più carne rispetto ai suoi antenati, altrimenti a cosa gli sarebbero serviti degli strumenti per tagliare? Tuttavia, la sua capacità venatoria era limitata dalla primitività dei manufatti, quindi non doveva essere un cacciatore molto efficiente: è più probabile che fosse un raccoglitore che non disdegnava l’idea di nutrirsi di carcasse o di rubare le prede ai grandi predatori della savana. Probabilmente le prede che poteva caccciare attivamente erano animali di taglia ridotta.

Oltre alle pietre taglienti, dette “choppers”, sono stati rinvenuti anche attrezzi simili a percussori che dovevano essere usati per scheggiare dei ciottoli, in genere di forma arrotondata. La capacità di creare utensili di vario tipo indica una certa intelligenza, superiore a quella delle Antropomorfe o a quella degli Ominidi precedenti, che non potevano costruire oggetti ma solo usare pietre casualmente adatte allo scopo. Per creare un chopper è necessaria un elevata capacità di coordinazione mano-occhio e la presenza nei manufatti di varie forme geometriche, seppur rozze, prova con certezza un grado di intelligenza mai raggiunto prima.

Abile, ma ancora primitivo

Tuttavia, l’habilis non possedeva un linguaggio elaborato: l’area del cervello che nella nostra specie si occupa di gestire il nostro complesso linguaggio, l’area motoria di Broca, non è sufficientemente sviluppata, quindi doveva essere in possesso di una capacità comunicativa limitata. Sicuramente le capacità di creare utensili in pietra scheggiata veniva tramandata per imitazione: i giovani osservavano e imitavano gli adulti che costruivano chopper, esattamente come i piccoli scimpanzé odierni imparano a usare dei rametti per estrarre le termiti dai loro nidi guardando le loro madri.

Non c’è molto da dire su questa specie anche per via della scarsità dei reperti fossili ritrovati. Per questo molti paleoantropologi preferiscono non usare il binomio linneano Homo habilis in favore di un più generico early-Homo, per indicare queste forme così antiche. Data la rarità dei reperti fossili, non mi stupirei affatto se in fututo dei nuovi ritrovamenti facessero dividere la specie in due o più nuove specie.

La prossima volta conosceremo ergaster ed erectus: gli scopritori del fuoco.

Written by: Ivan Berdini

Zoologo, naturalista, divulgatore scientifico e appassionato di fotografia.

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